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Reati tributari meno pesanti

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Reati tributari meno pesanti
04-10-2012

Lo "stato di necessità finanziaria" degli imprenditori che non versano l'Iva o le ritenute sarà preso in considerazione da Governo e Parlamento. Certo, bisognerà individuare le modalità più opportune. Ma uno spiraglio normativo c'è già ed è contenuto nella delega fiscale all'esame della commissione Finanze della Camera.
Se ne discuterà oggi nel corso del comitato ristretto e la questione sarà sottoposta all'attenzione del msottosegretario all'Economia, Vieri Ceriani. Proprio Ceriani ieri in un passaggio della relazione all'Fmi sulla delega fiscale ha sottolineato la necessità di un intervento che modifichi l'attuale normativa. «Con un sistema penale tributario inutilmente vessatorio - ha spiegato - qualunque verifica finisce con una segnalazione al pubblico ministero. Riempiendo le procure della repubblica con 100-150mila avvisi di reati fiscali si rischia la paralisi». Nel passato, ha aggiunto il sottosegretario, «abbiamo oscillato tra condoni permanenti e forme di sanzioni pesanti, come se avessimo difficoltà a trovare un baricentro. Invece dovremmo riuscire ad avere qualcosa di mediano. In altri paesi solo i casi più gravi vengono segnalati e poi effettivamente puniti».
I dati raccolti dal Sole 24 Ore, del resto, parlano chiaro. Il 50% dei reati tributari denunciati nel primo semestre del 2012 è rappresentato da omessi versamenti: il 35% riguarda l'Iva e il 15% le "ritenute certificate". Questo tipo di illeciti, generalmente, non dipende da frodi o da altre gravi forme di infedeltà fiscale. Si tratta, più spesso, di comportamenti messi in atto da imprenditori che si trovano costretti, al cospetto di una perdurante crisi di liquidità, a una scelta obbligata, quanto drammatica: pagare le imposte e sottrarre risorse indispensabili, in questa fase, alla propria azienda ovvero trattenere le somme - di fatto già dichiarate al Fisco - oltre le scadenze, sperando di rilanciare l'attività.
Il problema è che le norme penal-tributarie vivono di automatismi, per cui se si determinano le condizioni previste dalla legge il reato si intende consumato, al di là delle intenzioni di chi lo compie, con tutte le ricadute legali ed economiche.
Nel dettaglio, il reato di omesso versamento di ritenute, introdotto dal 1° gennaio 2005, scatta quando non si versano all'Erario, per esempio, le ritenute sugli stipendi dei propri dipendenti per oltre 50mila euro a periodo d'imposta. Allo stesso modo l'omesso versamento dell'Iva (reato introdotto dal decreto Visco-Bersani dell'estate 2006) si realizza quando non si versa l'imposta sul valore aggiunto (sempre oltre i 50mila euro) dovuta in base alla dichiarazione annuale entro il 27 dicembre. Per entrambe queste "omissioni" si rischia la reclusione da sei mesi a due anni. Peraltro, la Cassazione ha sancito più volte che il reato di omesso versamento Iva non viene meno neppure se l'imposta è rateizzata successivamente, con la conseguenza che il sequestro sui beni è legittimo fino alla conclusione della rateazione.
Una via d'uscita per "attenuare" l'impatto del mancato saldo delle imposte, di fronte a situazioni di comprovata difficoltà, potrebbe essere trovata nell'ambito della delega fiscale. L'articolo 8 prevede, infatti, la possibilità di rivedere il sistema sanzionatorio, in modo da correlare le sanzioni all'effettiva gravità dei comportamenti, riducendo le sanzioni nei casi di minore gravità o addirittura convertendo le sanzioni penali in sanzioni amministrative.

 

Fonte:  Il Sole 24 Ore   02/10/2012

 

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