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Per le start up detrazioni Irpef e Ires
09-10-2012

Spese d'avvio quasi a costo zero e burocrazia all'osso, assunzioni a tempo determinato flessibili, detrazioni fiscali su Irpef o Ires per chi investe nel capitale sociale, regole meno punitive sui fallimenti. E in più la possibilità di dare la caccia ai capitali di rischio ricorrendo anche a strumenti nuovissimi come il crowdfunding con «offerte al pubblico» attraverso portali.
È questa la benzina che dovrebbe far correre in futuro le start up "tricolori" sulle quali il ministro Passera punta molto per ridare ossigeno alla crescita. Con una dote disponibile di 210 milioni in un biennio – coperte con parte del gettito delle tariffe elettriche e del gas naturale - il pacchetto di norme sulle start up arriva al varo con la metà degli articoli con cui era partito nelle bozze circolate nelle scorse settimane. Per strada ha perso alcune misure per le quali mancava la copertura (dal Fondo dei fondi all'Iva per cassa fino alla sezione speciale nel Fondo di garanzia), ma resta l'impalcatura di base che servirà - secondo il decreto - a creare l'«ecosistema favorevole» per le start up. A cominciare dai paletti che circoscrivono la platea delle imprese ammissibili. Che dovranno avere meno di 4 anni di attività, un fatturato inferiore a 5 milioni, nessuna distribuzione di utili. E che soprattutto dovranno provare il loro "pedigree" innovativo. Come? Spendendo almeno il 30% delle spese in ricerca e sviluppo o impiegando, almeno per un terzo della forza lavoro, ricercatori, dottori o dottorandi. In alternativa si potrà dimostrare di essere titolari o licenziatari di un brevetto.
Appena conquistato il bollino di «start up innovativa» la nuova impresa potrà accedere ad agevolazioni e semplificazioni che toccano tutti gli aspetti più importanti del suo ciclo di vita: dalla nascita alla fase di sviluppo, fino alla sua eventuale chiusura. Il menù delle misure prevede, tra le altre cose, l'esonero dalle spese per l'iscrizione al registro delle imprese e vincoli meno stringenti sul rientro dalle perdite. Ma anche la possibilità di remunerare amministratori, dipendenti e collaboratori con azioni, quote titoli, diritti, opzioni o strumenti finanziari. Con l'incentivo in più che in questo caso il reddito di lavoro derivante non concorrerà alla formazione del reddito imponibile sia ai fini fiscali che ai fini contributivi.
Cruciali per la vita delle start up - che spesso, in Italia, muoiono ancora in culla perché a corto di risorse - sono gli sconti fiscali. A cominciare dalla detrazione Irpef al 19% per un triennio sulla somma investita dal singolo contribuente nel capitale sociale di una o più start up direttamente o tramite Ocr. L'ammontare, in tutto o in parte, non detraibile nel periodo d'imposta di riferimento potrà essere portato in detrazione negli anni successivi, ma non oltre il terzo (l'investimento massimo detraibile, per ciascun periodo d'imposta, è di 500mila euro e deve essere mantenuto per almeno due anni). Per quanto riguarda società ed enti privati, invece, sarà possibile portare in deduzione dal reddito imponibile il 20% delle somme investite, sempre a condizione di mantenere l'investimento per due anni (massimo agevolabile a 1,8 milioni). La raccolta di capitali di rischio sarà possibile anche con portali online e le quote di partecipazione in start up innovative create come srl potranno costituire oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari.
Fondamentale per garantire la giusta flessibilità è anche l'introduzione di un contratto tipico: in pratica sarà possibile assumere ricorrendo a contratti a tempo determinato per una durata tra 6 mesi e 3 anni che potranno essere rinnovati più volte anche senza soluzione di continuità. Con la possibilità, dopo i 36 mesi, di un ulteriore rinnovo di un anno. Il tutto senza pagare il contributo addizionale dell'1,4% per finanziare l'Aspi. E con la parte variabile dello stipendio che potrà essere pagata anche con quote della società (stock options).
Il decreto prevede, infine, la certificazione degli incubatori, l'accesso gratuito al Fondo di garanzia, il supporto dell'Ice nell'internazionalizzazione e regole meno punitive sui fallimenti, con il passaggio alle procedure per le crisi da sovraindebitamento. Un modo, questo, per non impedire allo start-upper di ripartire con un nuovo.

IN SINTESI
I REQUISITI
La startup innovative devono spendere almeno il 30% delle spese in ricerca e sviluppo o impiegare, almeno per un terzo della forza lavoro, ricercatori, dottori o dottorandi. In alternativa si potrà dimostrare di essere titolari o licenziatari di un brevetto.
LE AGEVOLAZIONI
Previsto l'esonero dalle spese per l'iscrizione al registro delle imprese e vincoli meno stringenti sul rientro dalle perdite. Ma anche la possibilità di remunerare amministratori, dipendenti e collaboratori con azioni, quote titoli, o strumenti finanziari.
DETRAZIONI FISCALI
Prevista la detrazione Irpef al 19%, per un triennio della somma investita dal singolo contribuente nel capitale sociale di una o più startup innovative.
CAPITALE DI RISCHIO
La raccolta di capitali di rischio sarà possibile anche tramite portali online e le quote di partecipazione in startup innovative potranno costituire oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziar.
ASSUNZIONI
Previsti contratti a tempo determinato da 6 mesi a 4 anni rinnovabili più volte anche senza soluzione di
Continuità.
Gli investimenti di venture capital in aziende start up.
210 milioni
La dote disponibile
Le risorse necessarie in un biennio per la copertura delle agevolazioni fiscali per le start up
500mila
Il tetto massimo detraibile
L'investimento nel capitale sociale della start up deve essere mantenuto per almeno due anni

Fonte: Il Sole 24 Ore          05/10/2012


 

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