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Sviluppo sostenibile dell’area marina del Piceno. 

La fascia costiera del Piceno è inserita secondo la legge n. 394/91 tra le aree marine di reperimento da destinarsi, qualora ne ricorrano le condizioni, ad aree marine protette.
In questo contesto l’Area marina protetta del Piceno  si inserisce in una idea moderna di “parco”, ovvero nella concezione di una gestione integrata, per lo sviluppo sostenibile della fascia costiera; gestione integrata nel senso più ampio del termine, tendente a recuperare in una prima fase l’ambiente costiero e contestualmente a farlo convivere con le attività umane. Pure, queste ultime, dovranno trovare via via nel tempo, con la necessaria gradualità, un’armonizzazione con l’ambiente costiero e marino. Rappresenta perciò un’alternativa al parco “santuario” classico, cui si ricorreva per “congelare” un ambiente naturale ancora in massima parte integro, impedendo in sostanza qualsiasi attività e suscitando anche opposizioni molto forti da parte dei residenti. Questa idea dell’Area marina protetta del Piceno è quella sviluppata in premessa all’accordo di programma che ha dato vita al Comitato Istituzionale Promotore, ove si dice della “…costituzione di una riserva a scacchiera integrata, dinamica, altamente innovativa in cui programmare e gestire armonicamente la conservazione ambientale e le prospettive di reddito”.
Il 6 Luglio 1998, quattordici Enti Locali: le Province di Ascoli Piceno e Teramo, i Comuni di Fermo, Porto Sant’Elpidio, Porto San Giorgio, Altidona, Pedaso, Campofilone, Massignano, Cupramarittima, Grottammare, San Benedetto del Tronto, Martinsicuro, Alba Adriatica, costituitisi in Comitato Istituzionale Promotore, con la Provincia di Ascoli Piceno come capofila, hanno siglato un accordo di programma per l’attuazione e la promozione di programmi ed iniziative volte alla realizzazione dell’ “Area Marina Protetta del Piceno”.
L’area presa in esame è compresa tra le foci dei fiumi Chienti e Salinello e si estende verso il largo fino a tre miglia dalla costa (attuale limite per l’attività della pesca a strascico), con una superficie complessiva di circa 300 Kmq.
L’Area marina protetta del Piceno dovrà necessariamente trovare una integrazione con l’entroterra e la constatazione che alle spalle della “conurbazione” costiera ci sia un territorio sostanzialmente integro, facilita ed esalta la funzione di recupero e di riequilibrio ambientale dell’Area.
La proposta dell’Area marina protetta del Piceno ha come obiettivi:
¨      La conservazione di specie animali o vegetali, di associazioni vegetali o forestali, di singolarità biologiche, di valori scenici, di processi naturali di equilibri idraulici e idrogeologici, di equilibri economici
¨      L’applicazione di metodi di gestione o di restauro ambientale idonei a realizzare una integrazione tra uomo ed ambiente naturale anche tramite la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici ed architettonici e delle attività umane
¨      Promozione di attività di educazione, di formazione e di ricerca scientifica, anche interdisciplinare, nonché di attività ricreative compatibili
¨      Difesa e ricostruzione degli equilibri idraulici e idrogeologici
¨      Promozione della valorizzazione e della sperimentazione di attività produttive compatibili
L’iter per l’istituzione dell’ “Area marina protetta del Piceno” è in fase avanzata e sono stati completati gli studi oceanografico e socio-economico. 
Il Comitato Istituzionale è già in possesso di tutte le informazioni necessarie ad avviare la fase progettuale vera e propria con il Ministero per l’Ambiente.
Tale fase vede l’avvio il 3 Aprile 2004, a San Benedetto del Tronto, con la presentazione del progetto preliminare del “Piano Regolatore per l’Area Marina Protetta del Piceno”.

La nostra idea di “Parco”

L’immagine predominante di un “parco”, in particolare di un “parco marino”, è quella di un ambiente paesaggistico di alta spettacolarità, coste alte, frastagliate e intervallate da piccole baie, magari anche grotte naturali, panorami incantevoli, fauna e flora di particolare rilievo. “L’Area marina protetta del Piceno” si inquadra invece in un tratto di costa marchigiano e abruzzese bassa, sabbiosa, senza particolari rilievi orografici e fortemente antropizzato. In questo contesto, il “Parco” si inserisce in una diversa idea, anche più moderna di “Parco”. 
Non è nemmeno la concezione di parco oggi più diffusa e praticata che può sintetizzarsi nella zonizzazione del territorio, consentendovi attività umane in maniera differenziata (le cosiddette zone A, B e C), ma che comunque postula l’esistenza di un ambiente naturale di tipo “spettacolare”. L’idea fondante dell’Area marina del Piceno è quello di un’area compromessa e che pure ha rilevanti aspetti naturalistici, da non perdere del tutto dal punto di vista ambientale, ma anzi da recuperare. Non per nulla l’ “origine” del Parco, se così possiamo dire, si colloca al tempo delle grandi fioriture algali in Adriatico della fine degli anni ottanta, che segnarono con grande evidenza il degrado ambientale ed in seguito al quale gli Enti locali che ora ne sono i promotori, si posero il problema della qualità della vita nei territori da loro amministrati. Si ritiene che, soprattutto dal punto di vista della gestione delle risorse ittiche, ma non solo, la fascia costiera (interfaccia al limite fra terra, acqua ed atmosfera) rappresenti soltanto l’1% circa dell’intera superficie degli oceani del pianeta, ma in questo 1% si concentri oltre il 90% della vita marina (Riggio, 1996). Il Parco Marino del Piceno tenta di dare una risposta e di ritrovare un equilibrio della fascia costiera  sud-marchigiana e nord abruzzese.

L’area del Parco

L’area del Parco Marino del Piceno comprende il tratto costiero della provincia di Ascoli Piceno, interessando 10 Comuni con sbocco sul mare e parte della provincia di Teramo con 2 Comuni, anch’essi con sbocco sul mare, per una superficie complessiva di 281,22 Kmq (vedi Tabella 1.1). Lo sviluppo costiero del Parco è di 55,3 Km, per una estensione in mare fino a tre miglia(1) dalla costa e quindi con una superficie marina di circa 307 kmq.

L’ambiente costiero

Per fascia costiera si intende, normalmente, quell’area di mare compresa all’interno delle tre miglia nautiche dalla costa oppure compresa all’interno della batimetrica dei 50 m se i fondali digradano con un pendenza maggiore. Questa, è una definizione tecnico-burocratica largamente usata nelle normative di regolamentazione. Dal punto di vista bionomico(2), invece, la fascia costiera ha un andamento meno geometrico, intendendosi per essa, quell’area che va dalla linea di costa (esattamente dalla linea costiera interessata dal moto ondoso) fino alla profondità corrispondente alla possibilità di esistenza delle alghe fotofile e delle fanerogame marine(3) (Fabi et al.,1998). Si può intuire facilmente che tale profondità-limite per la vita dei suddetti organismi vegetali, vari notevolmente in funzione della possibilità di penetrazione della luce solare e quindi della trasparenza dell’acqua, a sua volta determinata da parametri fisico-ambientali ed anche dagli apporti costieri (es. fiumi). Tuttavia, il perimetro del Parco Marino del Piceno fa necessariamente riferimento alla definizione tecnico-burocratica e si estende dalla foce del fiume Chienti (limite settentrionale del Comune di Porto Sant’Elpidio e della provincia di Ascoli Piceno) al Comune di Alba Adriatica incluso (in provincia di Teramo), per una distanza di tre miglia dalla costa. Le regioni coinvolte sono quindi le Marche e l’Abruzzo, nelle province di Ascoli Piceno e di Teramo. La linea di costa della Regione Marche ha uno sviluppo di 174 chilometri, con un andamento sostanzialmente lineare, caratterizzati da fondale basso che digrada dolcemente verso il largo, con una profondità al limite delle tre miglia dalla costa che oscilla tra i 12 ed i 15 metri. I fondali sono prevalentemente sabbiosi e allontanandosi dalla costa divengono fango-sabbiosi e detritici. La profondità cresce fino ai 50-70 m a circa 30 miglia dalla costa, tendendo ad aumentare verso sud, fino alle profondità massime delle due fosse di Pomo, localizzate a circa 50 miglia al largo alla latitudine di San Benedetto del Tronto, dove si raggiungono e superano i 250 m. Sulla costa delle Marche sono presenti soltanto due salienti rocciosi, l’uno, il Monte San Bartolo, situato al confine con l’Emilia Romagna, di recente divenuto Parco regionale(4) ed il Monte Conero, anche esso Parco regionale(5), situato più o meno a metà del tratto di costa marchigiana. La costa dell’Abruzzo si estende per 129 chilometri, con caratteristiche di continuazione di quella marchigiana e quindi con andamento sostanzialmente lineare, bassa e sabbiosa. Questo andamento è interrotto per un solo tratto dal promontorio Punta della Penna, con alte scogliere rocciose, situato in prossimità del confine meridionale della regione. Questo tipo di fondale, con una platea continentale molto estesa e poco profonda che limita la dispersione dell’”energia” nutrizionale apportata soprattutto dai nutrienti(6) sversati in mare, principalmente, dai fiumi, contribuisce alla formazione di un ambiente biologico con un ampio ventaglio di specie ittiche, talune anche molto abbondanti (almeno un tempo). Dal punto di vista “meccanico”, un fondale esteso di bassa profondità e senza grosse asperità rocciose e con gran varietà di specie, come quello Adriatico (soprattutto l’Alto ed il Medio Adriatico), è particolarmente adatto alla pesca con una moltitudine di attrezzi (es. attrezzi al traino, come strascico o rapidi, draghe turbosoffianti per le vongole, attrezzi della piccola pesca). Nell’area di costa al confine tra Marche e Abruzzo, si trova l’oasi avifaunistica migratoria della foce del Tronto e appena più a sud è localizzato il biotopo costiero(7) di Martinsicuro-Villa Rosa(8). Nel tratto di costa interessato dal Parco Marino del Piceno sfociano cinque corsi d’acqua che sono (da nord a sud): Chienti (segna il confine del parco a nord), Tenna, Aso, Tesino e Tronto (segna il confine con l’Abruzzo). Altri corsi minori, come i torrenti Ete Vivo, Menocchia, S. Egidio e Ragnola nelle Marche ed il torrente Vibrata in Abruzzo, sfociano in mare all’interno dei confini del

Parco.

I Comuni dell’Area marina protetta del Piceno

La costa dell’Area marina del Piceno si presenta altamente antropizzata. Nel perimetro del Parco rientrano 12 Comuni, 10 della provincia di Ascoli Piceno che sono(da nord a sud): Porto Sant’Elpidio; Fermo; Porto San Giorgio; Altidona; Pedaso Campofilone; Massignano; Cupra Marittima; Grottammare; San Benedetto del Tronto; e 2 della Provincia di Teramo che sono (da nord a sud): Martinsicuro; Alba Adriatica.
Il centro abitato principale dei comuni del Parco sorge direttamente sul mare in otto casi, mentre in 4 di essi (Fermo, Altidona, Campofilone e Massignano) il capoluogo comunale è localizzato nell’interno. A riprova dell’intensa antropizzazione della costa del Parco, la Tabella 1.1 seguente riporta, per i suddetti comuni, la popolazione, il numero di abitanti per chilometro quadrato, la lunghezza della linea di costa ed il numero di abitanti per chilometro di costa.

Tabella 1.1 – Antropizzazione della fascia costiera dell’area marina protetta del Piceno

Prov

Comune 

Popolazione 

Superfici

Comune/Km²

Abitanti

/Km²

Linea di costa/ Km

Abitanti/Km di costa

 

Ascoli

Piceno

Porto Sant’Elpidio

21.750

18,43

1180

7,0

3107

Fermo

35.418

124,40

285

8,0

4427

Porto San Giorgio

15.862

8,70

1823

4,5

3525

 

Altidona

2.284

12,99

176

3,0

761

Pedaso

1.965

3,82

514

2,0

983

Campofilone

1.799

12,15

148

1,4

1285

 

Massignano

1.588

16,30

97

1,4

1134

 

Cupra Marittima

5.006

17,33

289

5,0

1001

Grottammare

14.147

17,80

795

5,0

2829

San Benedetto del

Tronto

 

43.550

25,65

1698

8,0

5444

Teramo

Martinsicuro

13.421

14,17

947

7,5

1789

Alba Adriatica

10.374

9,48

1094

2,5

4150

 

Totale(o rapporto)

167.164

281,22

594

55,3

3023

 

Su di una popolazione interessata dal Parco di 167.164 unità, l’85,8% (143.369) risiede in provincia di Ascoli Piceno, il restante 14,2% (23.795) risiede in provincia di Teramo. 
Come si può vedere, Porto San Giorgio e San Benedetto del Tronto hanno una densità abitativa molto alta, intorno a 1700 abitanti per Kmq, seguiti da Porto Sant’Elpidio che sfiora i 1200 abitanti per Kmq. Anche la breve fascia costiera abruzzese di Martinsicuro e Alba Adriatica ha una notevole densità di popolazione(circa 1000 abitanti per Kmq). 
La popolazione del Parco risulta perciò polarizzata nella parte settentrionale, comprendente i Comuni di Porto Sant’Elpidio, Fermo(9) e Porto San Giorgio (Comuni gruppo nord) e nella parte meridionale, comprendente i Comuni di Grottammare, San Benedetto del Tronto, Martinsicuro ed Alba Adriatica (Comuni gruppo sud). La fascia intermedia, a minor densità abitativa, comprende i restanti Comuni di Altidona, Pedaso, Campofilone, Massignano e Cupra Marittima(Comuni gruppo centro). 
I tre diversi addensamenti di popolazione riscontrabili nell’area del Parco corrispondono, su base territoriale, in larga misura, per la provincia di Ascoli Piceno, ai vari sistemi locali identificati nel Piano di Inquadramento Territoriale(10) (PIT). 
Infatti, nel PIT, i Comuni del gruppo nord e del gruppo sud del Parco sono classificati nel contesto di aree a dominante urbana e di aree di intensa industrializzazione,  mentre i Comuni del gruppo centro sono ricompresi, per lo più, in contesti a dominante naturalistica ed a sviluppo misto agricolo-industriale. Inoltre il PIT, tra i vari sistemi locali a livello interprovinciale, ne identifica un primo nell’area Civitanova Marche, Fermo, Porto San Giorgio (quindi nei comuni del Parco del gruppo nord) ed un secondo nell’ambito della valle del Tronto e della Val Vibrata, ricomprendendovi quindi anche i comuni del Parco del gruppo sud. Perciò nel progetto del Parco Marino del Piceno le “vocazioni” delle tre aree di diverso addensamento demografico dovranno e potranno trovare il necessario riequilibrio ambientale e l’armonizzazione delle linee di sviluppo. In un’area così densamente popolata, a ridosso di un tratto di costa con fondali di pochi metri, diventa ancora più importante una accurata gestione del territorio, sia in termini di uso delle aree urbane ed extra-urbane, che del trattamento degli scarichi urbani ed industriali e dei rifiuti solidi urbani.

La gestione dell’ambiente

Lo strumento fondamentale di gestione delle aree, a livello comunale, è rappresentato dal Piano Regolatore Generale (PRG). I comuni si sono dotati del PRG in tempi molto differenti, a partire dagli anni ’60 e quindi in un arco di tempo in cui la sensibilità per le problematiche ambientali è molto variata. Così, le Regioni negli anni ’80 e ’90 hanno elaborato i Piani Paesistici Ambientali Regionali (11) (PPAR) che stabiliscono delle regole generali sull’uso del territorio. I PRG comunali, in base alla normativa vigente, devono essere adeguati al PPAR, in maniera da assicurare un quadro di maggiore omogeneità ambientale nella gestione del territorio.
Un aspetto fondamentale per la gestione dell’”ambiente” comunale è il trattamento degli scarichi urbani e industriali, ovvero la presenza di un efficiente depuratore per il trattamento delle acque reflue. Infine, in una società che produce sempre più rifiuti solidi urbani, la raccolta differenziata e quindi la trasformazione ed il riutilizzo parziale dei rifiuti, costituisce una valida alternativa alle discariche, agli inceneritori ed allo spreco di tanti materiali. La Tabella 1.2 riporta la situazione dei Piani Regolatori Generali, degli impianti di depurazione delle acque reflue e della raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani nei comuni del Parco.

Tabella 1.2 – Piano Regolatore Generale, impianti di depurazione delle acque e raccolta differenziata dei rifiuti nei Comuni del Parco

Comune

Piano Regolatore

Generale

Depuratore

Raccolta differenziata rifiuti

si/no/in corso

 

adeguato

al PPAR

 

si/no

n.

anno attivazione

si/no

anno inizio

Porto Sant’Elpidio

si

si - 1995

si

1

1985

si

 

 

Fermo

si

in corso

si

2

S. Michele 1985, Salvano 2003

si

1998

 

Porto San Giorgio

si

in corso

No 1

 

 

 

1993

Altidona

si

in corso

si

1

2002 2

Si 6

 

Pedaso

si

Si-1998

si

 

2001 3

si

 

Campofilone

in corso

in corso

si

2

1986,1993

si

1990

Massignano

in corso

in corso

si

2

1996,1997

si

1998

Cupra Marittima

in corso

in corso

si

1

1989

si

1993

Grottammare

si

si

si

1

1985

si

1999

San Benedetto del

Tronto

 

In corso

In corso

si

1

anni ‘704

si

1995 7

Martinsicuro

si

In corso

si

1

1980

si

1995

Alba Adriatica

Si

Si-1998

No 5

 

 

si

anni ’90 8

1 Usa i depuratori di Fermo.
2 Nel 2002 sono terminati i lavori di adeguamento della potenzialità depurativa da 3000 a 6000 abitanti.
3 L’impianto è in condivisione con Campofilone che ha altri due depuratori.
4 L’impianto è stato ampliato e ammodernato diverse volte.
5 Usa il depuratore di Martinsicuro.
6 Resta da attivare la raccolta di ingombranti.
7 Dal 2000 sconti di tariffa, fino al 30% (con un massimo di 1550 euro), in caso conferimento di alcune categorie di rifiuti alle isole ecologiche.
8 La raccolta differenziata della frazione organica è iniziata nel 2001. 

Dai dati della Tabella 1.2 si nota un certo ritardo nell’adeguamento dei PRG al Piano Paesistico Ambientale Regionale. Infatti, 8 comuni su 12 hanno ancora le procedure di adeguamento in corso.
Tutti i comuni, invece, hanno il depuratore o hanno fatto accordi con i comuni vicini per un utilizzo in condivisione. Alcuni comuni, anche piccoli, hanno più di un depuratore, in particolare quelli che hanno parte della popolazione in collina e parte nella fascia costiera. Infine, diversi comuni hanno ammodernato o potenziato gli impianti in anni recenti.
La raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani è attiva in tutti i comuni del Parco, anche se con diversi gradi di completezza (ad es. nella raccolta degli ingombranti o della frazione organica).
I contenuti dei Piani Regolatori Generali, l’esistenza e l’efficacia dei depuratori delle acque reflue e infine, l’efficienza della raccolta differenziata, sono tre elementi chiave per un’area protetta marina e su di essi si dovranno misurare i futuri progetti di recupero ambientale, indotti dall’eventuale istituzione del Parco.

Le infrastrutture viarie

In poco più di 280 Kmq di territorio interessato dall’Area marina protetta del Piceno  vivono quasi 170.000 persone, in uno stretto corridoio costiero(12) in cui si concentrano le più importanti infrastrutture, direzione nord-sud, delle Marche e dell’Abruzzo, ovvero la ferrovia Milano-Lecce, la Strada Statale 16 e l’Autostrada A14. La presenza di queste arterie di comunicazione e storicamente di più le prime due, ha contribuito alla formazione di una sorta di lunga “città costiera” che, quasi senza interruzione di continuità, interessa senz’altro tutto il territorio marchigiano (ad eccezione dell’area del Conero) ed il territorio abruzzese. L’area del Parco è perciò parte integrante di questa “città costiera” che se da un lato ha offerto ed offre opportunità di sviluppo economico, dall’altra degrada e “consuma” il territorio in maniera sensibile. Tuttavia, percorrono il territorio del Parco alcune strade di comunicazione, dalla costa verso l’interno, di rilevanza regionale e come tali vengono infatti classificate nel PIT della Regione Marche. Esse sono la strada statale(13) n. 210 Porto San Giorgio – Fermo – Amandola, la strada statale n. 433 Pedaso-Comunanza e la strada statale n. 4 Porto d’Ascoli- Ascoli Piceno (vecchio tracciato). Da Alba Adriatica si origina la strada statale n. 259 che la collega con la Val Vibrata.
Queste strade rappresentano delle vere e proprie “vie di fuga” dalla costa, nel senso che l’istituzione del Parco accrescerà il loro contributo al riequilibrio territoriale. Già ora, la Regione Marche, attraverso il PIT, ha identificato nella Val Tenna (interessata dalla strada statale n. 210 e dalla strada provinciale n. 28, proveniente da Porto Sant’Elpidio) e nella Val d’Aso (interessata dalla strada statale n. 433) due “corridoi di salvaguardia ambientale”(14). In particolare, la Val Tenna viene vista dal PIT come una naturale via di accesso al Parco Nazionale dei Monti Sibillini,prevedendo anche l’opportunità di un riuso, a fini turistici, dell’ex ferrovia che risale la valle. L’altro “corridoio di salvaguardia ambientale” è il corridoio fluviale dell’Aso che parte da Pedaso e risale lungo la statale 433 un entroterra sostanzialmente integro. L’Area marina protetta del Piceno deve necessariamente trovare una integrazione con l’entroterra e la constatazione che alle spalle della costa ci sia un territorio sostanzialmente integro, facilita ed esalta la funzione di recupero e di riequilibrio ambientale dell’Area.

 Le infrastrutture portuali.

Le strutture portuali sono essenzialmente di due tipi: porti canale con darsene interne costituite da banchine poste lungo la parte terminale di piccoli corsi d’acqua e con la foce attrezzata con moli paralleli e porti con darsene formate da moli angolati e convergenti a protezione della bocca del porto. I porti si dividono poi in due categorie (I categoria: navigazione generale e sicurezza militare; II categoria: attività commerciale) e 4 classi in base all’entità del movimento commerciale e dell’estensione geografica dei commerci. Nell’area del Parco esistono due porti, tutti e due localizzati nell’area marchigiana del Parco: Porto San Giorgio e San Benedetto del Tronto. Sono entrambi di II categoria. Il Piano Regionale dei Trasporti della Regione Marche prevede interventi finalizzati alla razionalizzazione delle aree portuali, progettando e realizzando aree separate per le varie attività, come ad esempio l’area commerciale e mercantile, l’area cantieristica, l’area per la pesca e per i servizi alla pesca, l’area per il turismo e così via.
L’attività di pesca è ampiamente diffusa nell’area del Parco e pur essendo presenti due porti, le imbarcazioni da pesca, sono distribuite anche sulla linea di costa di altri cinque comuni e precisamente: Pedaso, Cupra Marittima, Grottammare, Martinsicuro e Alba Adriatica.
In tutti questi luoghi le imbarcazioni da pesca vengono tirate in secco sulla spiaggia, ad eccezione di Alba Adriatica in cui esiste un approdo per diportisti (e pescatori sportivi) che viene utilizzato anche dai pescatori locali. Si tratta di imbarcazioni adibite alla piccola pesca e quindi di modeste dimensioni che avrebbero difficoltà a raggiungere le zone di pesca, ove facessero base nei due porti dell’area.

Porto San Giorgio

È un porto turistico, privato, ma con una parte pubblica per la parte destinata ad ospitare la flottiglia da pesca. Lo specchio acqueo del porto è di circa 140.000 mq con altri 120.000 mq di superfici accessorie. Il fondo marino è sabbioso con fondali di circa 3,50-4,50 metri. Si tratta di un porto artificiale in quanto non esistono insenature naturali in quel tratto di costa. È protetto da un molo di sopraflutto e da uno di sottoflutto. Ha 620 metri di banchine, con 12 pontili e circa 860 posti barca, con possibilità di erogazione di acqua potabile e di energia elettrica. La lunghezza massima consentita alle imbarcazioni in entrata è di 30 metri.

Il porto di San Benedetto del Tronto è tra i più importanti delle Marche (subito dopo Ancona) e per quasi tutta la seconda metà del secolo scorso fu sede della più importante flottiglia da pesca oceanica del Paese. La sua importanza è legata alla pesca. San Benedetto del Tronto, infatti, è stato per molti decenni del secolo appena trascorso, il principale porto peschereccio italiano anche per la pesca non oceanica. Il fondale dello specchio d’acqua del porto è sabbioso e argilloso, con una profondità in banchina da 2 a 3,5 metri.
La struttura del porto è costituita da un molo nord completamente banchinato e da un molo sud a tre bracci. Le banchine sono lunghe circa 1.180 metri, ai quali si aggiungono altri circa 130 metri per altri usi. La superficie dei piazzali è di quasi 23.000 mq. Può ospitare fino a 380 imbarcazioni, la lunghezza massima consentita è di 25 metri. All’interno dell’area portuale sorge il mercato ittico. Recentemente, è stata realizzata la nuova darsena turistica.
Dal 1976 San Benedetto del Tronto è sede di Capitaneria di Porto con giurisdizione che va dalla foce del fiume Chienti esclusa, alla foce del fiume Tronto inclusa, coincidendo in pratica con l’estensione costiera della provincia di Ascoli Piceno

 

[1] Un miglio nautico=1.852 km

2 La bionomia bentonica studia la distribuzione e la struttura dei popolamenti bentonici al variare dei parametri ambientali. I popolamenti bentonici sono l’insieme degli organismi animali e vegetali che vivono fissi o a continuo contatto del fondale marino (benthos).

3 Le alghe fotofile e le fanerogame marine sono organismi vegetali che hanno bisogno della luce solare per poter sopravvivere e svilupparsi.

 4 Il Parco regionale del Monte San Bartolo è operativo dal 1997.

5 Il Parco regionale del Conero è stato istituito nel 1987 ed è operativo dal 1991.

6 I sali nutrienti (es. nitrati e fosfati) sono sostanze indispensabili alla crescita del fitoplancton (sostanzialmente alghe unicellulari), primo anello della catena alimentare e quindi al suo innesco.

7 Un biotopo è un’area circoscritta, caratterizzata da un insieme di organismi viventi che sono legati da una dipendenza biologica reciproca e che costituiscono un sistema capace di autoregolazione. Un biotopo è quindi un sistema dall’equilibrio molto delicato e come tale va protetto.

8 Il Comune di Martinsicuro, con atto di Consiglio Comunale del 13 aprile 1988, pose il vincolo di salvaguardia integrale dell’area. La Regione Abruzzo confermò il vincolo nel Piano Paesistico Ambientale Regionale, approvato nel 1990.

9 Il Comune di Fermo ha una densità demografica relativamente bassa (285 abitanti/Kmq), ma ha una notevole popolazione (35.418 abitanti, il 21% di quella del Parco) unita ad una grande estensione di territorio (124,4 Kmq, il 44% del Parco). Tuttavia, circa 7.000 abitanti risiedono nella fascia costiera del comune, ai quali in estate si aggiungono altri, circa, 20.000 turisti.

10 Il Piano di Inquadramento Territoriale è uno strumento di programmazione regionale che ha “…il compito di stabilire le linee fondamentali di assetto del territorio, assicurando la compatibilità dei programmi e degli indirizzi di sviluppo economico con i contenuti del Piano Paesistico e Ambientale Regionale” (Bollettino Ufficiale della Regione Marche, n. 16 suppl., 30 marzo 2000).

11 Il PPAR della Regione Marche è stato approvato nel 1989 con delibera del Consiglio Regionale n. 197 del 3/11/1989. Il PPAR della Regione Abruzzo è stato approvato nel 1990 con delibera del Consiglio Regionale n. 141/21 del 21/03/1990.

12 Ad eccezione del Comune di Fermo, il più vasto del Parco, comprendendo il 44% del territorio totale, raramente i confini territoriali dei Comuni del Parco superano la distanza di 4/5 chilometri verso l’interno, sulla direttrice perpendicolare alla costa.

13 Recentemente, molte strade hanno cambiato denominazione perché non più di competenza dell’ANAS, bensì di competenza regionale o provinciale. Tuttavia, si preferisce qui mantenere le vecchie denominazioni perché di comprensione più immediata.

14 Un corridoio ambientale è uno spazio definito da un “corridoio” naturale come un lungofiume, una vallata fluviale, un crinale. Nel PIT Marche il corridoio di salvaguardia ambientale identifica aree come i fondo valle relativamente ancora poco compromessi e con forte vocazione ambientale e turistica.

Note