Sviluppo sostenibile dell’area marina del Piceno.
La fascia costiera del
Piceno è inserita secondo la legge n. 394/91 tra le
aree marine di reperimento da destinarsi, qualora ne
ricorrano le condizioni, ad aree marine protette.
In questo contesto l’Area marina protetta del
Piceno si inserisce in una idea moderna di
“parco”, ovvero nella concezione di una gestione
integrata, per lo sviluppo sostenibile della fascia
costiera; gestione integrata nel senso più ampio del
termine, tendente a recuperare in una prima fase
l’ambiente costiero e contestualmente a farlo
convivere con le attività umane. Pure, queste ultime,
dovranno trovare via via nel tempo, con la necessaria
gradualità, un’armonizzazione con l’ambiente
costiero e marino. Rappresenta perciò un’alternativa
al parco “santuario” classico, cui si ricorreva per
“congelare” un ambiente naturale ancora in massima
parte integro, impedendo in sostanza qualsiasi attività
e suscitando anche opposizioni molto forti da parte dei
residenti. Questa idea dell’Area marina protetta del
Piceno è quella sviluppata in premessa all’accordo di
programma che ha dato vita al Comitato Istituzionale
Promotore, ove si dice della “…costituzione di una
riserva a scacchiera integrata, dinamica, altamente
innovativa in cui programmare e gestire armonicamente la
conservazione ambientale e le prospettive di reddito”.
Il 6 Luglio 1998, quattordici Enti Locali: le Province
di Ascoli Piceno e Teramo, i Comuni di Fermo, Porto
Sant’Elpidio, Porto San Giorgio, Altidona, Pedaso,
Campofilone, Massignano, Cupramarittima, Grottammare,
San Benedetto del Tronto, Martinsicuro, Alba Adriatica,
costituitisi in Comitato Istituzionale Promotore, con la
Provincia di Ascoli Piceno come capofila, hanno siglato
un accordo di programma per l’attuazione e la
promozione di programmi ed iniziative volte alla
realizzazione dell’ “Area Marina Protetta del
Piceno”.
L’area presa in esame è compresa tra le foci dei
fiumi Chienti e Salinello e si estende verso il largo
fino a tre miglia dalla costa (attuale limite per
l’attività della pesca a strascico), con una
superficie complessiva di circa 300 Kmq.
L’Area marina protetta del Piceno dovrà
necessariamente trovare una integrazione con
l’entroterra e la constatazione che alle spalle della
“conurbazione” costiera ci sia un territorio
sostanzialmente integro, facilita ed esalta la funzione
di recupero e di riequilibrio ambientale dell’Area.
La proposta dell’Area marina protetta del Piceno ha
come obiettivi:
¨ La conservazione di
specie animali o vegetali, di associazioni vegetali o
forestali, di singolarità biologiche, di valori
scenici, di processi naturali di equilibri idraulici e
idrogeologici, di equilibri economici
¨ L’applicazione di
metodi di gestione o di restauro ambientale idonei a
realizzare una integrazione tra uomo ed ambiente
naturale anche tramite la salvaguardia dei valori
antropologici, archeologici, storici ed architettonici e
delle attività umane
¨ Promozione di attività
di educazione, di formazione e di ricerca scientifica,
anche interdisciplinare, nonché di attività ricreative
compatibili
¨ Difesa e ricostruzione
degli equilibri idraulici e idrogeologici
¨ Promozione della
valorizzazione e della sperimentazione di attività
produttive compatibili
L’iter per l’istituzione dell’ “Area marina
protetta del Piceno” è in fase avanzata e sono stati
completati gli studi oceanografico e
socio-economico.
Il Comitato Istituzionale è già in possesso di tutte
le informazioni necessarie ad avviare la fase
progettuale vera e propria con il Ministero per
l’Ambiente.
Tale fase vede l’avvio il 3 Aprile 2004, a San
Benedetto del Tronto, con la presentazione del progetto
preliminare del “Piano Regolatore per l’Area Marina
Protetta del Piceno”.
La nostra idea di “Parco”
L’immagine predominante di un “parco”, in
particolare di un “parco marino”, è quella di un
ambiente paesaggistico di alta spettacolarità, coste
alte, frastagliate e intervallate da piccole baie,
magari anche grotte naturali, panorami incantevoli,
fauna e flora di particolare rilievo. “L’Area marina
protetta del Piceno” si inquadra invece in un tratto
di costa marchigiano e abruzzese bassa, sabbiosa, senza
particolari rilievi orografici e fortemente antropizzato.
In questo contesto, il “Parco” si inserisce in una
diversa idea, anche più moderna di “Parco”.
Non è nemmeno la concezione di parco oggi più diffusa
e praticata che può sintetizzarsi nella zonizzazione
del territorio, consentendovi attività umane in maniera
differenziata (le cosiddette zone A, B e C), ma che
comunque postula l’esistenza di un ambiente naturale
di tipo “spettacolare”. L’idea fondante
dell’Area marina del Piceno è quello di un’area
compromessa e che pure ha rilevanti aspetti
naturalistici, da non perdere del tutto dal punto di
vista ambientale, ma anzi da recuperare. Non per nulla
l’ “origine” del Parco, se così possiamo dire, si
colloca al tempo delle grandi fioriture algali in
Adriatico della fine degli anni ottanta, che segnarono
con grande evidenza il degrado ambientale ed in seguito
al quale gli Enti locali che ora ne sono i promotori, si
posero il problema della qualità della vita nei
territori da loro amministrati. Si ritiene che,
soprattutto dal punto di vista della gestione delle
risorse ittiche, ma non solo, la fascia costiera
(interfaccia al limite fra terra, acqua ed atmosfera)
rappresenti soltanto l’1% circa dell’intera
superficie degli oceani del pianeta, ma in questo 1% si
concentri oltre il 90% della vita marina (Riggio, 1996).
Il Parco Marino del Piceno tenta di dare una risposta e
di ritrovare un equilibrio della fascia costiera
sud-marchigiana e nord abruzzese.
L’area del Parco
L’area del Parco Marino del Piceno comprende il
tratto costiero della provincia di Ascoli Piceno,
interessando 10 Comuni con sbocco sul mare e parte della
provincia di Teramo con 2 Comuni, anch’essi con sbocco
sul mare, per una superficie complessiva di 281,22 Kmq
(vedi Tabella 1.1). Lo sviluppo costiero del Parco è di
55,3 Km, per una estensione in mare fino a tre miglia(1)
dalla costa e quindi con una superficie marina di circa
307 kmq.
L’ambiente costiero
Per fascia costiera si intende, normalmente,
quell’area di mare compresa all’interno delle tre
miglia nautiche dalla costa oppure compresa
all’interno della batimetrica dei 50 m se i fondali
digradano con un pendenza maggiore. Questa, è una
definizione tecnico-burocratica largamente usata nelle
normative di regolamentazione. Dal punto di vista
bionomico(2), invece, la fascia costiera ha un andamento
meno geometrico, intendendosi per essa, quell’area che
va dalla linea di costa (esattamente dalla linea
costiera interessata dal moto ondoso) fino alla
profondità corrispondente alla possibilità di
esistenza delle alghe fotofile e delle fanerogame
marine(3) (Fabi et al.,1998). Si può intuire facilmente
che tale profondità-limite per la vita dei suddetti
organismi vegetali, vari notevolmente in funzione della
possibilità di penetrazione della luce solare e quindi
della trasparenza dell’acqua, a sua volta determinata
da parametri fisico-ambientali ed anche dagli apporti
costieri (es. fiumi). Tuttavia, il perimetro del Parco
Marino del Piceno fa necessariamente riferimento alla
definizione tecnico-burocratica e si estende dalla foce
del fiume Chienti (limite settentrionale del Comune di
Porto Sant’Elpidio e della provincia di Ascoli Piceno)
al Comune di Alba Adriatica incluso (in provincia di
Teramo), per una distanza di tre miglia dalla costa. Le
regioni coinvolte sono quindi le Marche e l’Abruzzo,
nelle province di Ascoli Piceno e di Teramo. La linea di
costa della Regione Marche ha uno sviluppo di 174
chilometri, con un andamento sostanzialmente lineare,
caratterizzati da fondale basso che digrada dolcemente
verso il largo, con una profondità al limite delle tre
miglia dalla costa che oscilla tra i 12 ed i 15 metri. I
fondali sono prevalentemente sabbiosi e allontanandosi
dalla costa divengono fango-sabbiosi e detritici. La
profondità cresce fino ai 50-70 m a circa 30 miglia
dalla costa, tendendo ad aumentare verso sud, fino alle
profondità massime delle due fosse di Pomo, localizzate
a circa 50 miglia al largo alla latitudine di San
Benedetto del Tronto, dove si raggiungono e superano i
250 m. Sulla costa delle Marche sono presenti soltanto
due salienti rocciosi, l’uno, il Monte San Bartolo,
situato al confine con l’Emilia Romagna, di recente
divenuto Parco regionale(4) ed il Monte Conero, anche
esso Parco regionale(5), situato più o meno a metà del
tratto di costa marchigiana. La costa dell’Abruzzo si
estende per 129 chilometri, con caratteristiche di
continuazione di quella marchigiana e quindi con
andamento sostanzialmente lineare, bassa e sabbiosa.
Questo andamento è interrotto per un solo tratto dal
promontorio Punta della Penna, con alte scogliere
rocciose, situato in prossimità del confine meridionale
della regione. Questo tipo di fondale, con una platea
continentale molto estesa e poco profonda che limita la
dispersione dell’”energia” nutrizionale apportata
soprattutto dai nutrienti(6) sversati in mare,
principalmente, dai fiumi, contribuisce alla formazione
di un ambiente biologico con un ampio ventaglio di
specie ittiche, talune anche molto abbondanti (almeno un
tempo). Dal punto di vista “meccanico”, un fondale
esteso di bassa profondità e senza grosse asperità
rocciose e con gran varietà di specie, come quello
Adriatico (soprattutto l’Alto ed il Medio Adriatico),
è particolarmente adatto alla pesca con una moltitudine
di attrezzi (es. attrezzi al traino, come strascico o
rapidi, draghe turbosoffianti per le vongole, attrezzi
della piccola pesca). Nell’area di costa al confine
tra Marche e Abruzzo, si trova l’oasi avifaunistica
migratoria della foce del Tronto e appena più a sud è
localizzato il biotopo costiero(7) di Martinsicuro-Villa
Rosa(8). Nel tratto di costa interessato dal Parco
Marino del Piceno sfociano cinque corsi d’acqua che
sono (da nord a sud): Chienti (segna il confine del
parco a nord), Tenna, Aso, Tesino e Tronto (segna il
confine con l’Abruzzo). Altri corsi minori, come i
torrenti Ete Vivo, Menocchia, S. Egidio e Ragnola nelle
Marche ed il torrente Vibrata in Abruzzo, sfociano in
mare all’interno dei confini del
Parco.
I Comuni dell’Area marina protetta del Piceno
La costa dell’Area marina del Piceno si presenta
altamente antropizzata. Nel perimetro del Parco
rientrano 12 Comuni, 10 della provincia di Ascoli Piceno
che sono(da nord a sud): Porto Sant’Elpidio; Fermo;
Porto San Giorgio; Altidona; Pedaso Campofilone;
Massignano; Cupra Marittima; Grottammare; San Benedetto
del Tronto; e 2 della Provincia di Teramo che sono (da
nord a sud): Martinsicuro; Alba Adriatica.
Il centro abitato principale dei comuni del Parco sorge
direttamente sul mare in otto casi, mentre in 4 di essi
(Fermo, Altidona, Campofilone e Massignano) il capoluogo
comunale è localizzato nell’interno. A riprova
dell’intensa antropizzazione della costa del Parco, la
Tabella 1.1 seguente riporta, per i suddetti comuni, la
popolazione, il numero di abitanti per chilometro
quadrato, la lunghezza della linea di costa ed il numero
di abitanti per chilometro di costa.
Tabella 1.1 – Antropizzazione della fascia costiera
dell’area marina protetta del Piceno
|
Prov
|
Comune
|
Popolazione
|
Superfici
Comune/Km²
|
Abitanti
/Km²
|
Linea di costa/ Km
|
Abitanti/Km di costa
|
|
Ascoli
Piceno
|
Porto Sant’Elpidio
|
21.750
|
18,43
|
1180
|
7,0
|
3107
|
|
Fermo
|
35.418
|
124,40
|
285
|
8,0
|
4427
|
|
Porto San Giorgio
|
15.862
|
8,70
|
1823
|
4,5
|
3525
|
|
Altidona
|
2.284
|
12,99
|
176
|
3,0
|
761
|
|
Pedaso
|
1.965
|
3,82
|
514
|
2,0
|
983
|
|
Campofilone
|
1.799
|
12,15
|
148
|
1,4
|
1285
|
|
Massignano
|
1.588
|
16,30
|
97
|
1,4
|
1134
|
|
Cupra Marittima
|
5.006
|
17,33
|
289
|
5,0
|
1001
|
|
Grottammare
|
14.147
|
17,80
|
795
|
5,0
|
2829
|
|
San Benedetto del
Tronto
|
43.550
|
25,65
|
1698
|
8,0
|
5444
|
|
Teramo
|
Martinsicuro
|
13.421
|
14,17
|
947
|
7,5
|
1789
|
|
Alba Adriatica
|
10.374
|
9,48
|
1094
|
2,5
|
4150
|
|
Totale(o rapporto)
|
167.164
|
281,22
|
594
|
55,3
|
3023
|
Su di una popolazione interessata dal Parco di 167.164
unità, l’85,8% (143.369) risiede in provincia di
Ascoli Piceno, il restante 14,2% (23.795) risiede in
provincia di Teramo.
Come si può vedere, Porto San Giorgio e San Benedetto
del Tronto hanno una densità abitativa molto alta,
intorno a 1700 abitanti per Kmq, seguiti da Porto
Sant’Elpidio che sfiora i 1200 abitanti per Kmq. Anche
la breve fascia costiera abruzzese di Martinsicuro e
Alba Adriatica ha una notevole densità di
popolazione(circa 1000 abitanti per Kmq).
La popolazione del Parco risulta perciò polarizzata
nella parte settentrionale, comprendente i Comuni di
Porto Sant’Elpidio, Fermo(9) e Porto San Giorgio
(Comuni gruppo nord) e nella parte meridionale,
comprendente i Comuni di Grottammare, San Benedetto del
Tronto, Martinsicuro ed Alba Adriatica (Comuni gruppo
sud). La fascia intermedia, a minor densità abitativa,
comprende i restanti Comuni di Altidona, Pedaso,
Campofilone, Massignano e Cupra Marittima(Comuni gruppo
centro).
I tre diversi addensamenti di popolazione riscontrabili
nell’area del Parco corrispondono, su base
territoriale, in larga misura, per la provincia di
Ascoli Piceno, ai vari sistemi locali identificati nel
Piano di Inquadramento Territoriale(10) (PIT).
Infatti, nel PIT, i Comuni del gruppo nord e del gruppo
sud del Parco sono classificati nel contesto di aree a
dominante urbana e di aree di intensa
industrializzazione, mentre i Comuni del gruppo
centro sono ricompresi, per lo più, in contesti a
dominante naturalistica ed a sviluppo misto
agricolo-industriale. Inoltre il PIT, tra i vari sistemi
locali a livello interprovinciale, ne identifica un
primo nell’area Civitanova Marche, Fermo, Porto San
Giorgio (quindi nei comuni del Parco del gruppo nord) ed
un secondo nell’ambito della valle del Tronto e della
Val Vibrata, ricomprendendovi quindi anche i comuni del
Parco del gruppo sud. Perciò nel progetto del Parco
Marino del Piceno le “vocazioni” delle tre aree di
diverso addensamento demografico dovranno e potranno
trovare il necessario riequilibrio ambientale e
l’armonizzazione delle linee di sviluppo. In un’area
così densamente popolata, a ridosso di un tratto di
costa con fondali di pochi metri, diventa ancora più
importante una accurata gestione del territorio, sia in
termini di uso delle aree urbane ed extra-urbane, che
del trattamento degli scarichi urbani ed industriali e
dei rifiuti solidi urbani.
La gestione dell’ambiente
Lo strumento fondamentale di gestione delle aree, a
livello comunale, è rappresentato dal Piano Regolatore
Generale (PRG). I comuni si sono dotati del PRG in tempi
molto differenti, a partire dagli anni ’60 e quindi in
un arco di tempo in cui la sensibilità per le
problematiche ambientali è molto variata. Così, le
Regioni negli anni ’80 e ’90 hanno elaborato i Piani
Paesistici Ambientali Regionali (11) (PPAR) che
stabiliscono delle regole generali sull’uso del
territorio. I PRG comunali, in base alla normativa
vigente, devono essere adeguati al PPAR, in maniera da
assicurare un quadro di maggiore omogeneità ambientale
nella gestione del territorio.
Un aspetto fondamentale per la gestione
dell’”ambiente” comunale è il trattamento degli
scarichi urbani e industriali, ovvero la presenza di un
efficiente depuratore per il trattamento delle acque
reflue. Infine, in una società che produce sempre più
rifiuti solidi urbani, la raccolta differenziata e
quindi la trasformazione ed il riutilizzo parziale dei
rifiuti, costituisce una valida alternativa alle
discariche, agli inceneritori ed allo spreco di tanti
materiali. La Tabella 1.2 riporta la situazione dei
Piani Regolatori Generali, degli impianti di depurazione
delle acque reflue e della raccolta differenziata dei
rifiuti solidi urbani nei comuni del Parco.
Tabella 1.2 – Piano Regolatore Generale, impianti di
depurazione delle acque e raccolta differenziata dei
rifiuti nei Comuni del Parco
|
Comune
|
Piano Regolatore
Generale
|
Depuratore
|
Raccolta differenziata rifiuti
|
|
si/no/in corso
|
adeguato
al PPAR
|
si/no
|
n.
|
anno attivazione
|
si/no
|
anno inizio
|
|
Porto Sant’Elpidio
|
si
|
si - 1995
|
si
|
1
|
1985
|
si
|
|
|
Fermo
|
si
|
in corso
|
si
|
2
|
S. Michele 1985, Salvano 2003
|
si
|
1998
|
|
Porto San Giorgio
|
si
|
in corso
|
No 1
|
|
|
|
1993
|
|
Altidona
|
si
|
in corso
|
si
|
1
|
2002 2
|
Si 6
|
|
|
Pedaso
|
si
|
Si-1998
|
si
|
|
2001 3
|
si
|
|
|
Campofilone
|
in corso
|
in corso
|
si
|
2
|
1986,1993
|
si
|
1990
|
|
Massignano
|
in corso
|
in corso
|
si
|
2
|
1996,1997
|
si
|
1998
|
|
Cupra Marittima
|
in corso
|
in corso
|
si
|
1
|
1989
|
si
|
1993
|
|
Grottammare
|
si
|
si
|
si
|
1
|
1985
|
si
|
1999
|
|
San Benedetto del
Tronto
|
In corso
|
In corso
|
si
|
1
|
anni ‘704
|
si
|
1995 7
|
|
Martinsicuro
|
si
|
In corso
|
si
|
1
|
1980
|
si
|
1995
|
|
Alba Adriatica
|
Si
|
Si-1998
|
No 5
|
|
|
si
|
anni ’90 8
|
1 Usa i depuratori di Fermo.
2 Nel 2002 sono terminati i lavori di adeguamento della
potenzialità depurativa da 3000 a 6000 abitanti.
3 L’impianto è in condivisione con Campofilone che ha
altri due depuratori.
4 L’impianto è stato ampliato e ammodernato diverse
volte.
5 Usa il depuratore di Martinsicuro.
6 Resta da attivare la raccolta di ingombranti.
7 Dal 2000 sconti di tariffa, fino al 30% (con un
massimo di 1550 euro), in caso conferimento di alcune
categorie di rifiuti alle isole ecologiche.
8 La raccolta differenziata della frazione organica è
iniziata nel 2001.
Dai dati della Tabella 1.2 si nota un certo ritardo
nell’adeguamento dei PRG al Piano Paesistico
Ambientale Regionale. Infatti, 8 comuni su 12 hanno
ancora le procedure di adeguamento in corso.
Tutti i comuni, invece, hanno il depuratore o hanno
fatto accordi con i comuni vicini per un utilizzo in
condivisione. Alcuni comuni, anche piccoli, hanno più
di un depuratore, in particolare quelli che hanno parte
della popolazione in collina e parte nella fascia
costiera. Infine, diversi comuni hanno ammodernato o
potenziato gli impianti in anni recenti.
La raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani è
attiva in tutti i comuni del Parco, anche se con diversi
gradi di completezza (ad es. nella raccolta degli
ingombranti o della frazione organica).
I contenuti dei Piani Regolatori Generali, l’esistenza
e l’efficacia dei depuratori delle acque reflue e
infine, l’efficienza della raccolta differenziata,
sono tre elementi chiave per un’area protetta marina e
su di essi si dovranno misurare i futuri progetti di
recupero ambientale, indotti dall’eventuale
istituzione del Parco.
Le infrastrutture viarie
In poco più di 280 Kmq di territorio interessato
dall’Area marina protetta del Piceno vivono
quasi 170.000 persone, in uno stretto corridoio
costiero(12) in cui si concentrano le più importanti
infrastrutture, direzione nord-sud, delle Marche e
dell’Abruzzo, ovvero la ferrovia Milano-Lecce, la
Strada Statale 16 e l’Autostrada A14. La presenza di
queste arterie di comunicazione e storicamente di più
le prime due, ha contribuito alla formazione di una
sorta di lunga “città costiera” che, quasi senza
interruzione di continuità, interessa senz’altro
tutto il territorio marchigiano (ad eccezione
dell’area del Conero) ed il territorio abruzzese.
L’area del Parco è perciò parte integrante di questa
“città costiera” che se da un lato ha offerto ed
offre opportunità di sviluppo economico, dall’altra
degrada e “consuma” il territorio in maniera
sensibile. Tuttavia, percorrono il territorio del Parco
alcune strade di comunicazione, dalla costa verso
l’interno, di rilevanza regionale e come tali vengono
infatti classificate nel PIT della Regione Marche. Esse
sono la strada statale(13) n. 210 Porto San Giorgio –
Fermo – Amandola, la strada statale n. 433
Pedaso-Comunanza e la strada statale n. 4 Porto
d’Ascoli- Ascoli Piceno (vecchio tracciato). Da Alba
Adriatica si origina la strada statale n. 259 che la
collega con la Val Vibrata.
Queste strade rappresentano delle vere e proprie “vie
di fuga” dalla costa, nel senso che l’istituzione
del Parco accrescerà il loro contributo al riequilibrio
territoriale. Già ora, la Regione Marche, attraverso il
PIT, ha identificato nella Val Tenna (interessata dalla
strada statale n. 210 e dalla strada provinciale n. 28,
proveniente da Porto Sant’Elpidio) e nella Val d’Aso
(interessata dalla strada statale n. 433) due
“corridoi di salvaguardia ambientale”(14). In
particolare, la Val Tenna viene vista dal PIT come una
naturale via di accesso al Parco Nazionale dei Monti
Sibillini,prevedendo anche l’opportunità di un riuso,
a fini turistici, dell’ex ferrovia che risale la
valle. L’altro “corridoio di salvaguardia
ambientale” è il corridoio fluviale dell’Aso che
parte da Pedaso e risale lungo la statale 433 un
entroterra sostanzialmente integro. L’Area marina
protetta del Piceno deve necessariamente trovare una
integrazione con l’entroterra e la constatazione che
alle spalle della costa ci sia un territorio
sostanzialmente integro, facilita ed esalta la funzione
di recupero e di riequilibrio ambientale dell’Area.
Le infrastrutture portuali.
Le strutture portuali sono essenzialmente di due tipi:
porti canale con darsene interne costituite da banchine
poste lungo la parte terminale di piccoli corsi
d’acqua e con la foce attrezzata con moli paralleli e
porti con darsene formate da moli angolati e convergenti
a protezione della bocca del porto. I porti si dividono
poi in due categorie (I categoria: navigazione generale
e sicurezza militare; II categoria: attività
commerciale) e 4 classi in base all’entità del
movimento commerciale e dell’estensione geografica dei
commerci. Nell’area del Parco esistono due porti,
tutti e due localizzati nell’area marchigiana del
Parco: Porto San Giorgio e San Benedetto del Tronto.
Sono entrambi di II categoria. Il Piano Regionale dei
Trasporti della Regione Marche prevede interventi
finalizzati alla razionalizzazione delle aree portuali,
progettando e realizzando aree separate per le varie
attività, come ad esempio l’area commerciale e
mercantile, l’area cantieristica, l’area per la
pesca e per i servizi alla pesca, l’area per il
turismo e così via.
L’attività di pesca è ampiamente diffusa nell’area
del Parco e pur essendo presenti due porti, le
imbarcazioni da pesca, sono distribuite anche sulla
linea di costa di altri cinque comuni e precisamente:
Pedaso, Cupra Marittima, Grottammare, Martinsicuro e
Alba Adriatica.
In tutti questi luoghi le imbarcazioni da pesca vengono
tirate in secco sulla spiaggia, ad eccezione di Alba
Adriatica in cui esiste un approdo per diportisti (e
pescatori sportivi) che viene utilizzato anche dai
pescatori locali. Si tratta di imbarcazioni adibite alla
piccola pesca e quindi di modeste dimensioni che
avrebbero difficoltà a raggiungere le zone di pesca,
ove facessero base nei due porti dell’area.
Porto San
Giorgio
È un porto
turistico, privato, ma con una parte pubblica per la
parte destinata ad ospitare la flottiglia da pesca. Lo
specchio acqueo del porto è di circa 140.000 mq con
altri 120.000 mq di superfici accessorie. Il fondo
marino è sabbioso con fondali di circa 3,50-4,50 metri.
Si tratta di un porto artificiale in quanto non esistono
insenature naturali in quel tratto di costa. È protetto
da un molo di sopraflutto e da uno di sottoflutto. Ha
620 metri di banchine, con 12 pontili e circa 860 posti
barca, con possibilità di erogazione di acqua potabile
e di energia elettrica. La lunghezza massima consentita
alle imbarcazioni in entrata è di 30 metri.
Il
porto di San Benedetto del Tronto è tra i più
importanti delle Marche (subito dopo Ancona) e per quasi
tutta la seconda metà del secolo scorso fu sede della
più importante flottiglia da pesca oceanica del Paese.
La sua importanza è legata alla pesca. San Benedetto
del Tronto, infatti, è stato per molti decenni del
secolo appena trascorso, il principale porto
peschereccio italiano anche per la pesca non oceanica.
Il fondale dello specchio d’acqua del porto è
sabbioso e argilloso, con una profondità in banchina da
2 a 3,5 metri.
La struttura del porto è costituita da un molo nord
completamente banchinato e da un molo sud a tre bracci.
Le banchine sono lunghe circa 1.180 metri, ai quali si
aggiungono altri circa 130 metri per altri usi. La
superficie dei piazzali è di quasi 23.000 mq. Può
ospitare fino a 380 imbarcazioni, la lunghezza massima
consentita è di 25 metri. All’interno dell’area
portuale sorge il mercato ittico. Recentemente, è stata
realizzata la nuova darsena turistica.
Dal 1976 San Benedetto del Tronto è sede di Capitaneria
di Porto con giurisdizione che va dalla foce del fiume
Chienti esclusa, alla foce del fiume Tronto inclusa,
coincidendo in pratica con l’estensione costiera della
provincia di Ascoli Piceno
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[1] Un miglio
nautico=1.852 km
2 La bionomia bentonica
studia la distribuzione e la struttura dei
popolamenti bentonici al variare dei parametri
ambientali. I popolamenti bentonici sono
l’insieme degli organismi animali e vegetali che
vivono fissi o a continuo contatto del fondale
marino (benthos).
3 Le alghe fotofile e
le fanerogame marine sono organismi vegetali che
hanno bisogno della luce solare per poter
sopravvivere e svilupparsi.
4 Il Parco
regionale del Monte San Bartolo è operativo dal
1997.
5 Il Parco regionale
del Conero è stato istituito nel 1987 ed è
operativo dal 1991.
6 I sali nutrienti (es.
nitrati e fosfati) sono sostanze indispensabili
alla crescita del fitoplancton (sostanzialmente
alghe unicellulari), primo anello della catena
alimentare e quindi al suo innesco.
7 Un biotopo è
un’area circoscritta, caratterizzata da un
insieme di organismi viventi che sono legati da
una dipendenza biologica reciproca e che
costituiscono un sistema capace di
autoregolazione. Un biotopo è quindi un sistema
dall’equilibrio molto delicato e come tale va
protetto.
8 Il Comune di
Martinsicuro, con atto di Consiglio Comunale del
13 aprile 1988, pose il vincolo di salvaguardia
integrale dell’area. La Regione Abruzzo
confermò il vincolo nel Piano Paesistico
Ambientale Regionale, approvato nel 1990.
9 Il Comune di Fermo ha
una densità demografica relativamente bassa (285
abitanti/Kmq), ma ha una notevole popolazione
(35.418 abitanti, il 21% di quella del Parco)
unita ad una grande estensione di territorio
(124,4 Kmq, il 44% del Parco). Tuttavia, circa
7.000 abitanti risiedono nella fascia costiera del
comune, ai quali in estate si aggiungono altri,
circa, 20.000 turisti.
10 Il Piano di
Inquadramento Territoriale è uno strumento di
programmazione regionale che ha “…il compito
di stabilire le linee fondamentali di assetto del
territorio, assicurando la compatibilità dei
programmi e degli indirizzi di sviluppo economico
con i contenuti del Piano Paesistico e Ambientale
Regionale” (Bollettino Ufficiale della Regione
Marche, n. 16 suppl., 30 marzo 2000).
11 Il PPAR della
Regione Marche è stato approvato nel 1989 con
delibera del Consiglio Regionale n. 197 del
3/11/1989. Il PPAR della Regione Abruzzo è stato
approvato nel 1990 con delibera del Consiglio
Regionale n. 141/21 del 21/03/1990.
12 Ad eccezione del
Comune di Fermo, il più vasto del Parco,
comprendendo il 44% del territorio totale,
raramente i confini territoriali dei Comuni del
Parco superano la distanza di 4/5 chilometri verso
l’interno, sulla direttrice perpendicolare alla
costa.
13 Recentemente, molte
strade hanno cambiato denominazione perché non
più di competenza dell’ANAS, bensì di
competenza regionale o provinciale. Tuttavia, si
preferisce qui mantenere le vecchie denominazioni
perché di comprensione più immediata.
14 Un corridoio
ambientale è uno spazio definito da un
“corridoio” naturale come un lungofiume, una
vallata fluviale, un crinale. Nel PIT Marche il
corridoio di salvaguardia ambientale identifica
aree come i fondo valle relativamente ancora poco
compromessi e con forte vocazione ambientale e
turistica.
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Note
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