Monte Rinaldo

RISALENDO DAL MARE I VERDI COLLI,
VOLGASI L’OCCHIO VERSO L’ALTO MONTE
CHE DI TANTI MISTERI IL NOME ASCONDE
PER CUI IL MESCHIN FECE PENSIERI FOLLI,
S’ERGE, QUALE GUERRIER FRANCO E SPAVALDO
PICCOLO AMENO SITO: MONTE RINALDO

SCHEDA CIVICA
Stemma comunale di Monte Rinaldo

Altitudine: 485 m s.l.m.
Abitanti: 430
Superficie: 7,90 km2
C.A.P.: 63020
Municipio –
0734777121
Farmacia Mariotti: via Roma, 4 –
0734777275
Ufficio postale: via Roma, 12 –
0734777304
Telefono pubblico (Bar Boi):
          via Roma –
0734777126
Parrocchia SS. Leonardo e Flaviano:
          via Roma, 26 –
0734777174
Patrono: San Leonardo (6 novembre)

CENNI STORICI

opo i primi insediamenti dei Piceni, emigrati in queste zone dalla Sabina, e le conquiste romane del territorio, la storia del nucleo storico di Monte Rinaldo prende il via nei primi anni del 1000, quando Malugero Melo, figlio di Drogone d’Altavilla, conte normanno delle Puglie, in fuga con la madre Porzia raggiunse le terre fermane dove sposò una certa Mòrica.

Ebbe tre figli, uno dei quali di nome Rinaldo, al quale costruì ed affidò un castello situato nell’attuale territorio comunale.



LUOGHI DA VISITARE

Panorama di Monte Rinaldo


PERCORSO STORICO-NATURALISTICO

l nostro itinerario inizia dal fiume Aso, fonte primaria di vita.

Risalendo le colline si arriva in una conca di antiche contrade tra cui Cuma, dove è venuto alla luce negli anni 1957–62 un santuario in stile ellenistico costruito dai Romani nel 268 a.C., costituente un punto d’incontro delle popolazioni locali disseminate sul territorio. Intorno fiorirono molte ville romane che nell’alto medioevo dettero continuità di vita alle genti del luogo.

Il colonnato del santuario ellenistico

L’esplorazione del santuario, iniziata nel 1957 e non ancora terminata, ha finora riportato alla luce, e in parte rimontati, elementi architettonici riferibili a un portico lungo in origine circa 66 m, costituito da un muro di fondo a grossi blocchi di tufo e da una duplice fila di colonne sempre di tufo. Le colonne centrali del portico sono più alte, 6,80 m, e hanno capitelli di ordine ionico–italico; quelle esterne, di 4,75 m, sono di ordine dorico; all’estremità ovest del portico si nota un ambiente di 9x6 m creato più tardi, come si desume dal tipo di capitello delle tre colonne ioniche che si ergono sulla fronte tra due paraste.

Il tempio su alto podio è circondato da una platea porticata, in tufo di tipo tuscanico, che reca i segni di due fasi di progressivo allargamento, mentre tracce d’incendio sono visibili su alcuni gruppi coroplastici appartenenti a frontoni e fregi, databili ancora nell’ambito del medesimo secolo, tanto che si può pensare ad una distruzione sopraggiunta durante le vicende della guerra sociale, che fu acerbamente combattuta anche in suolo piceno.

Il colonnato del santuario ellenistico

Lo scavo ha restituito inoltre parti di statue fittili: fra esse compaiono figure di loricanti e di bracati che fanno pensare ad una composizione di argomento eroico del frontone, forse con riferimenti ad episodi storici in ambito locale.

Attualmente non è possibile ricostruire i gruppi frontonali, ed anche il problema del tempio rimane insoluto: non si sa a chi fosse dedicato, né se fosse a tre celle o avesse una sola cella con due alee laterali. Analogamente, ci resta ignoto il contesto storico–archeologico in cui era inserito.

Proseguendo il nostro itinerario arriviamo a Montorso, dove sorge la chiesa di Santa Maria, costruita con materiale di recupero romano, e dove sorgeva un castello ora scomparso: entrambi gli edifici risalirebbero all’anno 1000.

Costeggiando a sud il paese si giunge alla chiesa del SS. Soccorso: risalente all’XI sec. ed originariamente dedicata a San Flaviano, sorge su un antico crocevia e si presenta con annessa una fonte; nel periodo barocco è stata rielaborata.

Riscendendo dal lato nord arriviamo al fosso Indaco, da sempre sede di mulini ad acqua: l’antico sistema prevedeva la canalizzazione dei fossi laterali.

Santa Maria di Montorso

Risalendo l’Indaco, tra una fitta vegetazione, arriviamo alla contrada Bucchiano, con una tomba a torre di epoca romana sulla quale si sviluppò in età franca (IX sec.) il castello di Bucchiano e le chiese di San Giacomo e San Pietro, distrutte nel 1379.

In questa area si concentrano molti esemplari di quercia, albero sacro a Giove e alle popolazioni del luogo, sfruttato soprattutto per l’uso domestico e per le costruzioni.

Continuando a salire si raggiunge Monte Rinaldo con la chiesa del Santo Rosario (1750), la Pievania di San Leonardo e San Flaviano (XIII sec.), palazzo Giustiniani (XVIII sec.), costruito come altre abitazioni sopra la cinta muraria antica.

Nel punto più alto rimangono tracce del primo nucleo abitativo di origine franco–longobarda databile al X sec.

MANIFESTAZIONI E TRADIZIONI POPOLARI

3a domenica di luglio: Capitello d’oro, rassegna canora per bambini
2a domenica di agosto: sagra del castrato
30 novembre: fiera di Sant’Andrea


GASTRONOMIA

L’economia è sostanzialmente agricola da tempo immemorabile: ieri come oggi i campi e gli alberi producono le olive, per l’olio e per essere strinate al freddo (le olive picene da salamoia), le pere, le mele, l’uva chiamata Palma, il pane integrale; si allevano le pecore per il formaggio (il pecorino è citato anche da Luigi Veronelli in una delle sue tante opere culinarie) e la scrofa picena per le salsicce, già famose nell’Impero Romano (Plinio il Vecchio, Marziale). Piatti e prodotti tipici sono: i vincisgrassi, l’agnello, il castrato, la porchetta, gli insaccati di maiale, i vini – bianco, rosso piceno, cotto – e l’olio d’oliva.



INFORMAZIONI NATURALISTICHE

In contrada Cuma–Bucchiano si può trovare un paesaggio medio–collinare solcato dalle caratteristiche strade bianche di campagna, con residui di macchia mediterranea, con querce secolari e pioppi; lungo il fiume Aso ed il torrente Indaco s’incontra la tipica vegetazione umido–fluviale.

Copyright © 1998-1999 Antonio Giorgi Architetto (ultimo aggiornamento: 05/06/2002)