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SAN BENEDETTO, UNA CITTA’ DA AMARE
(di Patrizio Patrizi)
La San Benedetto del Tronto del benessere economico non ha dimenticato la sua natura e le sue origini: esempi di civiltà d'oltre mare sono tuttora visibili in quell'area della "marina" che si identifica come Mandracchio. Le case basse dei pescatori, le poche rimaste, soprattutto nel quadrilatero circoscritto dalle vie Pizzi, Calatafimi, Galilei e Volturno. Ma anche via Laberinto e via Mentana: solo per alcuni edifici viste le numerose ristrutturazioni che, seppure richiamano vagamente la struttura di quelli originari, ne hanno perduto sicuramente le caratteristiche.
E' questo, sicuramente, il primo riferimento a quello che può essere l'approccio alla conoscenza della struttura sociale e storica della città marinara. Il perché è semplice, dal momento che chi decide di affrontare questo piccolo viaggio deve "necessariamente" partire da piazza C. Giorgini, ovvero la "vecchia" rotonda sul mare (é proprio lì che si aprivano verso il mare i primi stabilimenti bagni della vita turistica sambenedettese) e avvicinarsi a piccoli passi
al "Mandracchio", appunto, risalendo viale S. Moretti, oggi isola pedonale ricca di un arredo urbano che, senza enfasi, è paragonabile a ciò che è ammirabile nelle metropoli europee. Un museo all'aperto, con opere di scultori moderni e d'avanguardia, del tenore di Enrico Baj, Salvo, Ugo Nespolo, del newyorkese Mark Kostabi e del sambenedettese Paolo Consorti. Le opere sono collocate in ordine sparso e diventano anche momento ludico per i bambini.
Percorrendo la via che dal mare porta al Paese Alto, dove troneggia il Torrione esagonale del XV secolo, e superata l'area marina, dopo le case basse, piazza Nardone con la Basilica dedicata alla Madonna della Marina, c'è da decidere su due percorsi: meglio salire per via del Forte, "la costa", e riservare, magari, via Fileni per la discesa.
Dunque, da via del Forte si sale al Paese Alto, la città medievale, il vecchio borgo marinaro. Qui è bene prendersi un po' di tempo, riuscendo anche a dialogare con quelle vecchie signore, sempre più difficile trovarne, che fanno le reti per i piccoli pescherecci, o che le riparano; anche se questa tipologia di tipo artigianale va scomparendo.
Salendo per la costa, a metà, sulla sinistra, si apre via del Bastioni: il nome non è un caso, dacché questa stradina disegna il perimetro dell'antica roccaforte, punto di vedetta e prima difesa conto l'invasore turco, dei castelli fermani. Salendo ancora, si arriva, con qualche, salutare, affanno di fronte a Palazzo Anelli, che oggi ospita la Curia Vescovile, e quindi su piazza Giuseppe Sacconi dove si staglia la sagoma esagonale della Torre dei Gualtieri. Appena restaurata, ad opera della Sovrintendenza regionale e del Comune, il Torrione, anche simbolo cittadino, è visitabile: si può arrivare fin sopra la merlatura e osservare un panorama. Dando le spalle alla marina, lo sguardo si ferma sull'Abbazia di San Benedetto Martire, che custodisce la reliquia del centurione romano patrono della città.
Da piazza Bice Piacentini si apre un vicolo, via del Tesoro, che permette di osservare un'architettura tipicamente mediterranea.
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