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IL PARCO TERRITORIALE DELLA VALLE DEL TRONTO
(di Grazia Mandrelli)
Ora che lo abbiamo quasi perduto diremmo che era un paradiso. Il fiume correva spanciato vero il mare leccando appena, quando era buono, i campi coltivati e le distese d'erba. E quando era cattivo avvolgeva qualche casetta sparsa qua e là, la spiaggia selvaggia della Sentina, i nidi degli aironi e dei tarabusi. La vallata del Tronto, ancora oggi bellissima, era così: gonfia d'acqua, verde, verdissima, quasi senza uomo, in balìa del tempo. E dei tempi. L'industrializzazione, l'urbanizzazione, la necessità di lavoro e anche di salvezza dal fiume stesso, di disastri ambientali, sotto quell'abusato nome del progresso, ne hanno combinati tanti. Il fiume è diventato più piccolo, imprigionato negli argini che, magari, non sono tanto verdi, ma hanno salvate parecchie vite quando erano curati e sorvegliati. Sulla maggior parte dei campi sono state costruite fabbriche e case. L'acqua è servita per irrigare, per dare energia, per vivere. Il Tronto, per decenni, è stato “guardato a vista”. C'erano quattro casette in cui abitavano le “guardie del fiume” che di quell'acqua e di quella terra, delle sue sponde e dei suoi capricci, sapevano davvero tutto. Le prime tre ci sono ancora: la prima si trova a valle della confluenza del torrente Bretta; la numero 2 vicino al ponte della strada Ancaranese; la terza a monte della confluenza con il torrente Fiobbo. La numero 4 fu distrutta quando fu realizzata la fabbrica di elicotteri Breda Nardi. Poi, sulla cartina geografica, un tempo tutta dipinta di verdi e blu, sono comparsi i rossi, i gialli, i grigi. Tanti, forse troppi. Di verde ne è rimasto appena qualche spicchio. Ma quello abbiamo deciso di tenercelo stretto. Da qualche anno, infatti, l'esigenza di recuperare quel patrimonio non solo ambientale, ma anche storico, ha preso il sopravvento. Nasce così il progetto di un Parco territoriale della Valle del Tronto. Un Parco che ha già i suoi primi gioielli: una pista ciclabile di circa cinque chilometri a Spinetoli, proprio sulla riva nord del fiume, e un altro pezzetto, di circa mille metri, realizzato su un canale d'irrigazione coperto dal Consorzio di Bonifica. Sono proprio questi i primi “avvisi” di un grande progetto che, in un futuro non troppo lontano, consentirà di godere nuovamente dello straordinario ambiente fluviale, da Ascoli al mare. Gli odori sono la prima meraviglia per gli escursionisti: quelli di una vegetazione rimasta in parte intatta. Poi gli uccelli. Non è raro imbattersi nel volo di qualche airone cinerino o trovarsi a sobbalzare per l'alzarsi improvviso di un falchetto. Infine il fiume. La lenta melodia della sua acqua accompagna il ritmo della pedalata o il passo curioso di chi preferisce andare a piedi. Per questo piccolo “sogno” ambientale si stanno muovendo in molti. In primis, come già detto il Comune di Spinetoli guidato da diversi anni dal sindaco Emidio Mandozzi. Ma la realizzazione di questo percorso di rivalutazione culturale e di rivitalizzazione del territorio è reso possibile soprattutto, dal Consorzio di Bonifica del Tronto. E' questo ente, infatti, che ha “in consegna” le infrastrutture idrauliche pubbliche cioè i canali di irrigazione e gli argini del fiume. Ed è a qualche testa pensante di questo ente (al progetto hanno lavorato l'ingegnere Franco Laganà e altri tecnici del Consorzio, insieme al presidente Giulio Luciani e al direttore Alberto Ventriglia) che è venuta l'idea di utilizzare queste vere e proprie “strade” accanto al fiume, per costruire un articolato sistema di piste ciclabili collegate fra loro fra Ascoli, San Benedetto e Martinsicuro. Dall'ex Cartiera Papale appena restaurata, coi suoi splendidi scorci sul Castellano, al nascente parco archeologico di Castrum Truentum; dalla Casa del Fanciullo, dove verrà restaurata e messa a disposizione della sosta una delle tre torri di guardia rimaste, alla straordinaria zona umida della Sentina, passando per l'intoccato spicchio “verde” di Pagliare del Tronto. Per recuperare un po' di questo paradiso che abbiamo perduto, di strada da fare ce n'è ancora tanta. Ma questi primi passi hanno già l'energia della passione.
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