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L’ASCOLI CALCIO IN SERIE B
(di Marco Marini)
Un evento atteso da 7 anni: il ritorno dell’Ascoli Calcio nella serie cadetta. Quasi un decennio di oblio per la squadra che fece parlare di sé con attenzione i mass media nazionali e grazie ai campioni in serie A e alla figura di Costantino Rozzi, contribuì ad aumentare in tutta Italia l’interesse, non solo calcistico, per l’intero territorio ascolano. Una storia, quella dei bianconeri, che coincide con periodi di relativa prosperità o crisi del tessuto socioeconomico
piceno.
Per inquadrare meglio il discorso spero mi venga perdonato un divertissement con la dottrina indù del
Manvantara. Tale dottrina divide il ciclo dell’umanità in 4 età. L’antichità occidentale designò tale periodi come età dell’oro, dell’argento, del bronzo e del ferro. Ad ogni età corrisponde un ciclo di condizioni umana che va dalla felicità dell’età dell’oro alla via crucis del ferro. Ebbene l’Ascoli Calcio e il tessuto socioeconomico dell’ascolano sembrerebbero legati a questa legge ciclica.
L’età dell’oro. Quella dell’Ascoli dei miracoli. La stupefacente promozione in serie A del ’77-’78. L’Ascoli dei record imbattuti. Imprese calcistiche e calciatori rimasti impressi nella memoria di chi seguiva settimanalmente allo stadio o alla radio azioni e gol dei vari
Ambu, Moro, Pasinato per citarne solo alcuni. Su tutti si stagliava la figura di Costantino Rozzi, ascolano purosangue che univa la dovuta spregiudicatezza imprenditoriale all’amore per la propria città, un’accoppiata vincente non solo nel calcio.
Costantino Rozzi veniva invitato in seguitissimi programmi sportivi. Ospite del primo Aldo Biscardi seppe tenere la scena accentrando su di sé telecamere e telespettatori. Cresceva il suo impero imprenditoriale e cresceva l’economia dell’intero
piceno. Erano i tempi d’oro degli insediamenti industriali agevolati dalla
CASMEZ, la ricerca di un lavoro non era particolarmente difficile. Il piceno e il suo capoluogo, pur tra contraddizioni, si avviava ad essere se non un territorio felice un territorio con occasioni da sfruttare.
Le stagioni calcistiche entusiasmavano i tifosi, al Del Duca sfilavano squadre come
Milan, Juventus, Inter, “le Romane”, incontri al cardiopalma, salvezze conquistate all’ultima giornata. Anche i cori da stadio le zuffe erano accettabili: i ceffoni venivano dati con una certa bonomia e non si andava oltre.
Poi venne l’età dell’argento. La retrocessione dei bianconeri, la malattia e la morte di Rozzi. I tifosi e la città erano abituati al sali e scendi da una serie all’altra.Questa volta c’era un sapore diverso, le capacità di rivincita erano forse affievolite. E il territorio ne subì il contraccolpo. Inizio un periodo di stagnazione economica. Abituato a luci della ribalta che andavano spegnendosi il capoluogo sembrava incapace di reagire. Le grandi fabbriche iniziavano a far ricorso alla cassa integrazione, l’occupazione sempre più legata ai santi in paradiso.
Un nuovo ciclo si era compiuto e si precipitò nell’età del bronzo. Il forte legame da sempre esistito tra bianconeri e territorio andava assottigliandosi. I rievocati fasti degli anni addietro erano ancorati più alla nostalgia che alla voglia di riscatto. Lo stadio era sempre più vuoto. Crollavano imperi imprenditoriali che sembravano intangibili, La stessa impresa Rozzi in crisi, altre la seguirono. Disoccupazione e disaggio sociale in aumentano, punti di riferimento politici ideali e sportivi in caduta libera.
Quindi venne l’età del ferro. L’Ascoli Calcio nel girone infernale della Serie C1 Girone B, quello dei campi infuocati del meridione d’Italia. Qualcuno pensava ad un pronto riscatto ma un rigore sbagliato sprofondò tutti nella rassegnazione.
Sette lunghi anni in serie C, la città sempre più distante dai colori bianconeri, le amare imprese dei play off contribuirono a far volgere il tifo di tanti, complice la televisione satellitare, al calcio di Vieri e dei
Battistuta, alla pedata stramiliardaria. Ascoli Piceno messa in discussione anche come capoluogo della vicina Fermo. Segnali di ripresa nell’economia non c’erano.
Finalmente si arriva ad oggi. L’Ascoli Calcio torna in serie B, nel calcio che si dice che conti, dovrà abbattere club altrettanto blasonati come la Fiorentina e il Verona, solo per ricordarne alcuni. Una città che sembra ritrovare l’entusiasmo di tornare protagonista. L’intero territorio può vivere un momento di catarsi. Il legame tra squadra bianconera e il tessuto socioeconomico piceno torna a rinsaldarsi. Un conosciuto aforisma del Calcio, per sottolineare l’imprevedibilità dei risultati, dice che la palla è rotonda. Ci permettiamo di aggiungere che ora è importante giocarla bene. Non solo sul rettangolo di gioco.
Politici, imprenditori, amministratori sono chiamati a questo. Quando si tocca il fondo, è sempre la dottrina indù che ce lo insegna, inizia la risalita, una nuova positiva età. La Comunità ascolana aspetta di agganciare i successi del calcio con lo sviluppo del territorio
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