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INTERVISTA A RENZO ARBORE
(di Mario Fugazza)
Un gran sentimentale Renzo Arbore. Così sentimentale che le prime parole della sua amabile conversazione corrono a ritroso per rievocare un antico amore ascolano.
Ascoli mi è sempre piaciuta, sin da quando ero ragazzo - ci dice - ci venivo più spesso possibile dalla mia Foggia, perché avevo una fidanzata di questa meravigliosa città. Le piaceva tanto farmela visitare in tutte le sue ruette. Il piacere di tornarci ogni tanto è oggi intatto. Anche se si sa come succede in questi casi. L’amore passa e restano le amicizie. Quelle picene sono per me ancora importanti, alcune per nulla usurate dal tempo. Gli amici ascolani e in genere delle Marche sono persone di grande operosità e senso dell’imprenditorialità. Ciò che in me desta ammirazione è la laboriosità e, in specie, quella incisiva attenzione per i rapporti di lavoro di cui sono capaci; perché il lavoro sia più remunerativo possibile, in termini di soddisfazione, anche per chi lavora in fabbrica ogni giorno per otto e più ore. Della vostra terra, per quanto mi riguarda, questa è la mia esperienza: amicizia e lavoro come vessilli di prim’ordine. Ma non è solo Ascoli che conosco, San Benedetto, Fermo, Porto San Giorgio sono posti dalle mille risorse per trascorrerci una vita di qualità.
Il tuo legame più noto con le Marche riguarda un’attività benefica….
Per chi si sente “un po’ colpevole” come me per il successo ricevuto, è sempre affiorante il bisogno di pagare un dazio alla Provvidenza e d’intervenire per i meno fortunati. Sta di fatto che alla fine degli anni ’80, quando il gradimento del pubblico per le mie trasmissioni era senz’altro superiore alle aspettative personali, questo bisogno approdò, per il tramite di un amico dell’ambiente musicale, in terra osimana, al servizio della Lega del Filo d’Oro. Un incontro importante. Per me senza dubbio; per quella mia educazione familiare di tradizione cristiana che pensa alla solidarietà come ad un fattore di fratellanza tra gli uomini. Inoltre è stata una sorpresa anche per me. Ignoravo l’esistenza di menomazioni di questo genere e non pensavo che un bambino così gravemente colpito potesse avere speranze di comunicazione con il mondo. Invece ho scoperto che è possibile; anche lui può trasformare gli stimoli esterni in un sorriso, se assistito da una persona che gli faccia da tramite. Il loro mondo dipende in gran parte dalla nostra sensibilità. Ripensandoci, credo non sia stato del tutto casuale il mio approdo ad Osimo grazie ad un musicista. L’ambiente dello spettacolo offre tracce di personalità decisamente apprezzabili per contenuti umani, spesso inclini alla solidarietà. Sarà che il contatto con il “diverso” per molti di noi funziona esattamente a rovescio. Uno con la pelle scura – tanto per intenderci – ci fa pensare a un maestro del ritmo, dello swing, del dixiland, del jazz. Insomma, a uno che ne sa più di noi. La musica funziona in questo senso come una palestra educativa al contatto tra le diverse sensibilità. Ne consiglio tanta, di quella buona, a tutti.
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