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TOKYO VISTA DA CORRADO AUGIAS
(di Corrado Augias)

Quale città si sono trovati davanti i visitatori di Tokyo, e del Giappone, che sono andati a vedere i campionati di calcio? Una città sterminata, questo è sicuro. La grande Tokyo ha una popolazione di 12 milioni di abitanti e questa enorme concentrazione di esseri umani si vede tutta, soprattutto nelle ore di punta della giornata. Basta scendere nella metropolitana per rendersi conto di che cosa vuol dire un vero affollamento. Ci sono addetti incaricati di comprimere i viaggiatori dentro le carrozze in modo che il maggior numero possibile riesca ad entrare. Un’altra esperienza che vale la pena di fare è una passeggiata nel celebre quartiere della Ginza, di domenica o in giorno festivo, quando le strade sono chiuse alle auto. Si riversa allora una tale folla da dare il capogiro ma è anche una folla festosa e, questo bisogna dirlo, straordinariamente cortese – quasi volesse compensare il numero con la civiltà e il garbo dei modi.
Se comincio questa breve descrizione di Tokyo dalla folla è perché nei miei due soggiorni nella capitale giapponese e nel paese la limitazione dello spazio è stato il dato superficiale che più mi ha colpito. La capitale ha una densità di 5000 abitanti per chilometro quadrato, il viaggio in treno da Tokyo a Kyoto (città magnifica per i suoi templi), una distanza di circa 500 chilometri, più o meno equivalente a quella tra Roma e Milano, si effettua tra due pareti ininterrotte di case; è come se il concetto di campagna intesa come spazio vuoto o con rare abitazioni disseminate qua e là fosse stato cancellato. La capitale sorge al centro della più vasta conurbazione del mondo con 30 milioni di persone su un territorio come la Lombardia.
Il Giappone è una nazione fondata su un vero arcipelago (6.800 isole). Una superficie complessiva di poco maggiore di quella italiana (380 mila chilometri quadrati) ma con una popolazione doppia rispetto alla nostra: 126 milioni di abitanti. In questa situazione geografica ciò che i giapponesi sono riusciti a organizzare in fatto di trasporti ha del miracoloso: dai treni superveloci ad alcuni ponti sospesi sul mare che sembrano rimbalzare di isola in isola su distanze di chilometri. 
Tokyo era all’origine un villaggio di pescatori (paliamo del XII secolo) chiamato Edo o Yedo (cioè ‘estuario’). Qualche secolo più tardi quell’agglomerato di capanne venne fortificato e, intorno al 1600, scelto come residenza dalla dinastia Tokugawa. Con l’avvento dell’imperatore Mutsuhito, che le diede l’attuale nome, divenne capitale dell’impero. Tokyo vuol dire appunto ‘capitale orientale’. In tempi recenti la città è stata distrutta due volte: nel 1923 da un terremoto disastroso che provocò 150 mila vittime; durante l’ultima guerra mondiale (1939-1945) dai bombardamenti americani. Vale la pena di ricordare che dopo la sconfitta del Giappone nel 1945, Tokyo diventò anche la sede del Comando Supremo Alleato fino alla fine dell’occupazione (1952).
Il viaggiatore che vi si reca oggi ha davanti a sé una città quasi completamente ricostruita (o restaurata) non solo nei suoi edifici ma anche nella sua concezione. L’agglomerato urbano comprende 26 città satelliti ed è diviso in quartieri distinti per funzione; ecco perché possiamo dire che la Ginza, per esempio, è il quartiere dello shopping, dei buoni ristoranti, dei cabaret e di altre distrazioni di questo tipo. 
Un impulso e un’accelerazione fortissima hanno dato allo sviluppo della città le Olimpiadi che vi si tennero nel 1964. Furono gli anni in cui i problemi di inquinamento sia dell’aria che delle acque si fecero sentire con maggiore acutezza. Anche in questo però i giapponesi si sono dati molto da fare riuscendo ad alleviare notevolmente i disagi. Fa un effetto stupefacente, considerate le difficili condizioni ambientali, vedere come le acque del fiume Sumidagawa, nella parte orientale della città, siano tornate quasi limpide come una volta.
Per molti anni Tokyo è stata una città pesantemente industrializzata; diciamo nel periodo che va dalla dinastia Meiji (1868-1912) alla fine dell’ultima guerra (1945). Anche qui si è però avuto un quasi totale rovesciamento. Oggi le attività prevalenti sono quelle dei servizi: commercio, finanza, trasporti, comunicazioni. 
Uno dei luoghi che, avendo tempo, si dovrebbero visitare è la Borsa, una delle più grandi del mondo nonché centro finanziario leader per il mondo asiatico. Un’altra visita, anche solo esterna, merita il Palazzo Imperiale con le sue mura imponenti. I teatri sono un centro d’attrazione. Vi si recita il teatro kabuki (drammatico) il nagauta (musicale), il buyo (danza) e il rakugo (comico). 
Ho cominciato questo breve ricordo con la sensazione di affollamento, chiudo ricordando ciò che il viaggiatore occidentale porta con maggior piacere con sé allontanandosi: la cortesia estrema dei suoi abitanti, il residuo visibile di un’antica civiltà che nemmeno le immense tragedie della guerra sono riuscite a cancellare.

 

 
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