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GIOVANI
E ISTITUZIONI
Il punto di vista dei capogruppo del Consiglio Provinciale sull'atteggiamento delle nuove generazioni verso il "Palazzo"
Cataldo Sforza
Capogruppo Democratici di Sinistra
Dalla vicinanza dei giovani alle Istituzioni di oggi dipende il grado di democrazia delle Istituzioni di domani. Spetterà a loro, infatti, portare avanti l'azione politica quando la nostra generazione dovrà "passare il testimone". Chi milita in un partito o riveste cariche istituzionali ha quindi il preciso dovere di lasciare nei giovani un segno di speranza e di amore nella politica. Riuscirci non è facile, perché non è facile e soprattutto non è sempre comodo entrare pienamente in sintonia con le nuove generazioni, che pretendono concretezza, incisività e non sopportano i discorsi vuoti.
Vittorio Santori
Capogruppo Forza Italia
Il giovane non si sente tutelato né considerato ai vari livelli istituzionali. Da ciò trae origine la sfiducia e l'incredulità del mondo giovanile nei confronti delle istituzioni. Per recuperare il rapporto le Amministrazioni nei loro programmi devono posizionare il giovane al centro degli interessi dell'Ente, e tentare realmente di risolvere i problemi più urgenti che lo affliggono. Così deve essere affrontato il problema della disoccupazione che costringe il 14% dei giovani ad abbandonare la propria città per avere un posto di lavoro e quindi un minimo di autonomia finanziaria sulla quale fondare la speranza di una vita dignitosa, di una famiglia ecc. Non meno importante è creare attraverso la scuola una formazione culturale e professionale in linea con le esigenze delle nostre imprese.
Vittorio Crescenzi
Capogruppo Alleanza Nazionale
I giovani non sembrano essere vicini alle istituzioni, i loro comportamenti lo dimostrano, di là da quelle che da sempre sono le reazioni tipicamente generazionali, che pongono il giovane in atteggiamento critico verso tutto ciò rappresenta l'autorità. Le istituzioni devono domandarsi perché esiste questa distanza: la risposta è legata ai loro comportamenti non al disinteresse delle nuove generazioni. Tra gli anni Settanta e Novanta si è consumato in Italia un fenomeno che ha posto, di fatto, la società civile al di fuori delle decisioni che la interessavano, solo i partiti politici che gestivano il potere, i sindacati, le lobbies bancarie ed economiche partecipano alle decisioni importanti. L'atto finale è stato il fenomeno di tangentopoli, che ha decretato un netto stacco con il passato, ma che ha lasciato un segno indelebile che contribuisce peraltro a spiegare la disaffezione dei giovani, (e non solo) nei confronti delle istituzioni che non riuscivano a distinguersi. Nello stesso periodo si è verificato lo svilimento dei valori più importanti che avrebbero dovuto regolare la vita di ognuno di noi. Tutto ciò ha fatto sì che, soprattutto i giovani, che sono i più sensibili verso certe cose, si siano allontanati dalle istituzioni che non rappresentavano e non recepivano le loro istanze, parcheggiandoli, di fatto, in una disoccupazione intellettuale e o reale, non riuscendo a fare una vera riforma strutturale della scuola (l'ultima era stata di Giovanni Gentile), non riuscendo a creare i presupposti per una ripresa occupazionale e non facendo una vera riforma previdenziale che avrebbe loro potuto garantire il futuro. In modo sonnacchioso i giovani hanno effettuato la loro protesta silenziosa, che è quella da temere di più, perché non lascia percepire il vero pericolo che è proprio l'allontanamento dalle istituzioni. E allontanarsi dalle istituzioni vuol dire vedere la scuola come una controparte, percepire la famiglia come una serie di divieti, vivere lo Stato come una cosa autoritaria e non autorevole, considerare il poliziotto come un rivale, odiare il servizio militare, non interessarsi seriamente e in maniera pulita alla politica, non conoscere la differenza tra Parlamento e Governo; vuol dire considerare la bandiera tricolore solo quando gioca la nazionale di calcio, vuol dire vedere le istituzioni come qualche cosa di estraneo. La scomparsa dell'insegnamento dell'educazione civica coincide con la caduta dei valori di solidarietà verso il più debole. Ad esempio, una volta in autobus generalmente ci si alzava per far sedere una persona anziana o una donna, oggi questo accade raramente. Tutti questi sono i sintomi di una malattia grave, per fortuna curabile, questa malattia causata dalle istituzioni si è rivelata assai endemica e si è rivolta verso le istituzioni stesse. Fortunatamente, in questi ultimi tempi, la riscoperta di certi valori, di principi che sono quelli universali a partire dal concetto di Nazione intesa come la casa di tutti, il gran contributo del Capo dello Stato, che ha avuto il coraggio di riportare al centro dell'attenzione il tricolore e l'inno nazionale, che ha saputo pronunciare parole di pacificazione tra gli italiani, hanno fatto sì che ci si avviasse verso un cambiamento che investe proprio i giovani, i quali hanno bisogno di esempi positivi, hanno bisogno di poter sperare e sognare in un avvenire migliore. Tutte le istituzioni devono fare autocritica e coinvolgere positivamente i giovani, senza strumentalizzarli, con l'obiettivo di farsi conoscere sotto gli aspetti istituzionali, contribuendo alla loro educazione e alla costituzione di un futuro migliore per essi.
Bruno Menzietti
Capogruppo Partito dei Popolari Italiani
Si parla spesso e genericamente del distacco dei giovani dalle istituzioni che appaiono lontane e poco sensibili alle loro problematiche, anche a causa del linguaggio della politica, a volte di non facile comprensione. Ma molto si sta facendo sul versante di una comunicazione più semplice ed efficace e varando iniziative utili e concrete. In tale ottica l'Amministrazione Provinciale realizza programmi rivolti specificamente ai giovani, corsi di formazione e di avviamento al lavoro, borse di studio, sportelli informativi, sito internet che permette di attingere notizie online. Del resto il crescente ruolo della Provincia nel territorio, l'ampliamento e decentramento delle funzioni, i nuovi compiti all'interno della pubblica istruzione non potevano non coinvolgere i giovani. Negli ultimi tempi si sono moltiplicati gli incontri e sono state organizzate manifestazioni culturali e ricreative e gli stessi Consigli provinciali aperti sono stati occasioni per dialogare, recepire suggerimenti e stabilire un rapporto più concreto e diretto con il mondo della scuola, dello sport e del lavoro. Il nostro gruppo consiliare, conscio della centralità delle tematiche giovanili e dell'occupazione in particolare, si impegna da sempre nel dare una corsia preferenziale ai provvedimenti che possono migliorare concretamente la condizione dei giovani.
Lucio Ventura
Capogruppo Margherita-Democratici
Nella moderna e sviluppata concezione di giustizia sociale e di uguaglianza, le istituzioni pubbliche centrali, e soprattutto locali, svolgono sempre più un ruolo primario al fine di garantire a tutti pari opportunità ed il raggiungimento del maggior benessere possibile alle persone più svantaggiate.
I più giovani, di solito poco incuriositi dal funzionamento della macchina amministrativa, in modo molto intelligente, sanno misurare l'efficacia delle istituzioni per la loro capacità di creare opportunità nel contesto sociale in cui vivono. Chi lo vive sulla propria pelle sa benissimo che la mancanza di lavoro, uno dei più gravi problemi mondiali, produce esclusione e perdita di identità personale, familiare e sociale.
Il ruolo delle istituzioni pubbliche è cambiato negli ultimi decenni e i giovani di oggi sembrano essere più attenti non a come la macchina pubblica sia organizzata al suo interno ma a ciò che riesce a progettare e sinergicamente attivare per lo sviluppo e la crescita sociale ed economica del territorio. Le istituzioni, soprattutto quelle locali, devono avere la capacità organizzativa e progettuale per investire nei soggetti e nelle idee, con assunzione di forte responsabilità e di solidarietà nei confronti delle persone più deboli. Questo concetto, che deve essere ancora pienamente applicato dalle stesse istituzioni, è naturalmente l'antitesi della razionalizzazione (c.d. mercato globale), cioè l'affermazione del principio della sicurezza negata a quei giovani che non hanno due lauree, non conoscono quattro lingue e sono disponibili a fare tutto. E' altresì evidente che tanto più le istituzioni saranno in grado di parlare il linguaggio e capire le esigenze e le diversità di tutte le persone che chiedono di essere inserite degnamente nel tessuto sociale, tanto più si prenderà decisamente la via della crescita e dello sviluppo, tenendo sempre presente che le risorse essenziali della qualità della vita umana sono il lavoro, l'istruzione, l'abitazione, l'ambiente ed il contesto educativo, non certamente l'idea di trasformare la Terra in un grosso formicaio.
La maggior parte dei giovani tutto questo l'ha già capito, aspetta solo che le istituzioni si rendano completamente disponibili ad elaborare eque e molteplici opportunità per dare la possibilità alle generazioni emergenti di imboccare la via maestra per una vita degna di essere vissuta. Non credo si possa raggiungere il traguardo di avvicinare di più i giovani ed in genere tutte le persone alle pubbliche istituzioni se queste cercheranno di dare servizi e progettualità sul territorio solo ed esclusivamente con la fredda logica del risultato economico.
Alessandro Volponi
Capogruppo di Rifondazione Comunista
E' ormai un luogo comune il distacco tra i giovani e le istituzioni, dovuto alla semplice contrapposizione tra l'idealismo della gioventù e la realtà, deprimente, della nostra vita democratica. E' sbagliato, a mio avviso, idealizzare il mondo giovanile, così vario e contraddittorio. Ma è impossibile idealizzare le nostre istituzioni se si guarda freddamente la concreta prassi delle amministrazioni locali, o il livello morale e culturale del Parlamento, del Governo, dei Consigli Regionali.
Si è ritenuto, in questi anni, che il nodo fondamentale consistesse nelle riforme istituzionali (leggi elettorali, federalismo, Costituzione!) mentre i fatti dicono che una società malata continua incessantemente a produrre un ceto politico e una burocrazia malate. I giovani, in quanto cittadini in formazione, ancora non incalliti nella routine, dovrebbero costituire la leva decisiva per quella riforma intellettuale e morale che è la condizione senza la quale la decadenza civile di questo Paese si farà inarrestabile.
Giuseppe Torquati
Capogruppo CCD-CDU
E' come dire mettere il dito nella piaga, poiché è questo uno dei problemi più gravi che ha la nostra società. I giovani mostrano scarso interesse ed a volte insofferenza verso le istituzioni. Questa è la conseguenza di anni di politica volta a dissacrare i valori essenziali della vita in comune; di corruzione della classe politica, della pur necessaria opera di smascheramento degli uomini corrotti, condotta però in maniera totalmente errata e che ha prodotto molti danni, oltre che lo smantellamento di una rete di corruzione. Comunque se non vogliamo una classe dirigente sempre più scadente, questo problema va risolto, occorre che i vari responsabili impegnati nelle istituzioni si comportino in maniera tale da essere di esempio. Occorre insegnare ai giovani le cose importanti fin dai primi giorni di scuola, il mondo della scuola, dall'insegnante al massimo dirigente, devono ricordarsi di essere educatori ed in questo delicatissimo ruolo, devono sempre spogliarsi delle proprie ideologie politiche. I giovani recepiscono quel che la scuola e la società sanno loro insegnare. Un esempio per tutti, la mia generazione canta l'inno di Mameli, mentre i giovani no. Perché? Perché alla mia generazione l'inno lo ha insegnato la maestra in occasione della festa degli alberi, mentre ai giovani di oggi questo non succede.
Pasquale Di Stefano
Capogruppo Verdi - Sole che Ride
E' fisiologico che tra i giovani e le istituzioni ci sia scarso dialogo. L'atteggiamento giovanile, contro il principio di autorità, è la contestazione; e l'istituzione al pari dei padri rappresenta l'autorità. Negli anni Sessanta la contestazione portò allo scontro armato contro lo Stato. Oggi l'atteggiamento più diffuso è una profonda indifferenza, forse perché hanno visto i padri sessantottini integrati nel potere e nelle istituzioni. Il giovane ha interessi concreti e immediati e i fumosi discorsi della politica sono sempre distanti dal suo mondo, anche perché sa che la politica non è mai stata il governo della polis.
Ma quali sono gli ideali dei giovani del Duemila? Strano, ma sono i temi ambientali visti sia come temi locali che in un'ottica globale. Le sequoie giganti che circa 10 anni fa dovevano essere abbattute furono presidiate da un gruppo di giovani che vissero su quegli alberi per mesi. I mass media li definirono come i nuovi eroi del ventesimo secolo. Molti altri giovani, al pari di quelli, lottano contro lo sfruttamento e l'emarginazione. La difesa dell'ambiente va di pari passo con la difesa dei deboli e degli emarginati. C'è speranza di una ripresa del dialogo tra giovani e istituzioni? Penso di sì e nel nostro Paese potrà avvenire con il decentramento amministrativo. Non più decisioni di uno Stato lontano e burocratico, ma soluzione dei problemi concreti da parte delle amministrazioni periferiche come Comuni e Province.
Gianfranco Parigiani
Capogruppo PdCI
E' in aumento la diffidenza e il distacco tra il mondo degli adulti, le istituzioni ed i giovani. Le prime non sempre rispondenti alle esigenze, ai bisogni ed alle aspettative dei ragazzi, e questi ultimi sempre più sospettosi nei confronti dei messaggi che provengono da quelle. Le istituzioni che si pongono alla base dello sviluppo psico-socio-culturale dell'individuo attraversano indubbiamente un periodo di crisi. Nella testa dei ragazzi si rafforza l'idea che il mondo, fuori dalla "sicura" e "protetta" vita familiare, presenta discrepanze tra quello che promette e quello che veramente offre quotidianamente, più per raccogliere consensi politici che per cercare di comprendere le esigenze degli stessi e migliorare il rapporto con ciò che li circonda. Per allontanare questo sentimento dalla mente dei futuri cittadini attivi, occorre abbandonare i sistemi di manipolazione che ancora esistono in una parte del mondo politico attuale, rafforzando il dialogo con quella che dovrà diventare la futura classe dirigente.
Makki Abdulghani
Capogruppo Lista Di Pietro
Purtroppo, una sorta di disamore per la politica e per le istituzioni si è diffuso in una fascia di popolazione italiana costituita per buona parte da giovani e giovanissimi. La reazione delle nuove generazioni alle lotte interne di partito, agli scandali della politica, ai discorsi ambigui, alle stucchevoli passerelle degli amministratori pubblici è molto spesso improntata al disgusto o perlomeno alla sdegnata indifferenza.
E' indispensabile recuperare queste giovani energie alla politica. Sulle così dette nuove leve si fonda la possibilità di perpetuare l'amore incondizionato per la democrazia, nonostante i suoi intrinseci e inevitabili limiti.
Per riavvicinare i giovani alla politica dobbiamo, come amministratori e come militanti, lottare per la trasparenza e l'onestà nella sfera pubblica, usando l'esempio personale e di partito, piuttosto che slogan e passerelle, per mostrare oltre ogni ragionevole diffidenza quali straordinari frutti può produrre, per tutti i cittadini, una politica onesta, accorta e ispirata a ideali etici.
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