Numero 45
Anno II, 2005
24 giugno 2005


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Il camoscio appenninico a Bolognola

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Il camoscio appenninico a Bolognola
 



Un'immagine dei Sibillini

Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini ha di recente ultimato i lavori per la realizzazione dell’area faunistica del Camoscio appenninico a Bolognola. Le caratteristiche del camoscio appenninico, nonché i risultati del progetto e le caratteristiche dell’area faunistica, verranno dettagliatamente illustrati dagli esperti del Parco nell’ambito di una conferenza che si terrà a Bolognola, presso la Sala Convegni di Villa Malvezzi, sabato 25 giugno 2005.
L'area faunistica è stata cofinanziata dall’Unione Europea nell’ambito del progetto “Life-Natura Conservazione di Rupicapra pyrenaica ornata”, progetto attuato in collaborazione con il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, il Parco Nazionale della Majella e Legambiente.

L’area faunistica rappresenta un importante passo verso la reintroduzione sui Monti Sibillini di uno degli animali più importanti d’Europa. Svolgerà un importante ruolo nelle attività di ricerca scientifica e di educazione ambientale e, di conseguenza, nella valorizzazione socio-economica del territorio di Bolognola.

La struttura, che ospiterà la prima coppia di camosci appenninici già a partire dal prossimo settembre, si estende per una superficie di oltre 3 ettari su un versante impervio che domina l’alta valle del Fiastrone. Il luogo scelto per l'area faunistica presenta tutte le condizioni ambientali, come rupi, boschi e praterie, necessarie alla vita di questi animali in condizioni molto simili a quelle naturali.

Rispetto al “cugino” alpino, la sottospecie appenninica di camoscio è molto più rara; presenta corna più lunghe e un mantello invernale più variegato. Questo animale sfiorò l’estinzione all’inizio del XX secolo, quando rimasero probabilmente non più di venti esemplari sui monti del Parco Nazionale d’Abruzzo, istituito nel 1922 proprio con il fine di salvaguardare quello che viene considerato “il camoscio più bello del mondo”.

Sebbene il loro numero sia ormai in decisa crescita e nuove colonie siano state create nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, il camoscio appenninico è ancora considerato una specie minacciata, e la sua reintroduzione anche nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini è ritenuta necessaria per garantirne la conservazione nel medio e lungo periodo.

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Piceno News
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