|
L’ultimo numero della rivista “Pharaon Magazine” dedica
un ampio articolo alla figura dell’architetto nativo di
Force che ha trascorso quasi tutta la vita al servizio di Re
Fuad lasciando importanti segni della sua opera
Un grande risalto viene dato alla vita dell’architetto
Verrucci in un articolo della rivista Pharaon Magazine del
mese di febbraio, appena giunta in edicola, ultima nata tra
i periodici della De Agostini di interesse archeologico (di
cui i lettori apprezzano da tempo le riviste Archeo e
Medioevo), interamente dedicata all’Egitto, dalla millenaria
civiltà faraonica, passando per “l’Egittomania”, con
spaccati nella vita dell’Egitto moderno.
Ernesto Verrucci (1874-1945) era a nato a Force, il comune
in Provincia di Ascoli Piceno noto sin dal Medioevo per la
lavorazione del rame, ma dopo gli studi di architettura si
era trasferito in Egitto, dove trascorse quasi tutta la sua
vita alla corte del re Fuad.
La sua brillante carriera comprende numerosi lavori di
ristrutturazione e nuove costruzioni di palazzi reali al
Cairo e ad Alessandria d’Egitto, arredati con marmi, mosaici
e mobili preziosi, tutte attività a cui Verrucci
soprintendeva personalmente.
Tra le sue funzioni c’erano anche delicate missioni
diplomatiche all’estero e viaggi in tutto il territorio
egiziano, volti a tutelare e documentare le diverse civiltà
che caratterizzarono la storia di questo paese, da quella
faraonica a quella copta ed araba, con le loro splendide
testimonianze artistiche.
Uno di questi viaggi nella Valle dei Re, insieme al re Fuad,
viene documentato nello stesso articolo da una serie di foto
storiche, conservate nella Biblioteca Comunale di Ascoli
Piceno (Fondo Verrucci), in cui c’è anche la testimonianza
dell’incontro, nel 1923, con Howard Carter, il famoso
scopritore della tomba inviolata del faraone Tutankhamon.
Tornato in Italia nel 1936 l’architetto si ritirò a Force in
un villino che si era costruito all’ingresso del paese
(nella foto) ed ancora oggi non smette di incuriosire quanti
vi passano davanti, per il suo stile del tutto originale
rispetto all’edilizia locale, con una torretta simile a
quella utilizzata nella costruzione del palazzo di Montaza
ad Alessandria d’Egitto, per il quale si era ispirato alla
Torre medievale del Mangia a Siena.
Nella Pinacoteca di Ascoli Piceno sono esposte alcune opere
della sua collezione d’arte, da lui stesso donate, tra cui
un suo bellissimo ritratto del pittore ungherese Philip
Alexius de Laszlo, negli anni Trenta ricercato ritrattista
nelle corti europee e negli Stati Uniti.
La rivista Pharaon, diretta da Giuseppe Della Fina, si
avvale come Presidente del comitato scientifico di Zahi
Hawass, Segretario generale del Consiglio superiore per le
antichità egizie del Cairo, e viene distribuita non solo a
livello nazionale, ma anche all’estero.
Nello stesso numero oltre a interessanti articoli sulla
civiltà egiziana antica si trova accanto all’articolo su
Verrucci uno spaccato del mondo degli studi dell’Egitto
negli stessi anni Trenta, con un intervento di Luciano
Canfora, uno dei più brillanti studiosi italiani
contemporanei, incentrato sul mistero di un papiro, sul
quale ha da poco scritto un saggio “Il papiro di Dongo”
pubblicato dall’Adelphi, che ha suscitato molte interesse
per il collegamento con le note vicende politiche della fine
della seconda guerra mondiale, tra cui il favoleggiato
“tesoro di Dongo”.
Quindi sono molti i motivi di interesse per i lettori del
nostro territorio, tra cui un’occasione in più di conoscere
un illustre cittadino piceno, come Verrucci, che si è fatto
onore fuori dai nostri confini, e che ci spinge ancor più ad
essere fieri della nostra origine.
Adele Amadio |